WOYZECK_APOPLEXIA CEREBRI

E’ a partire da un frammento del Woyzeck, inserito all’inizio della drammatugia di Lenz, che la Compagnia ha dato inizio nel 1986 al percorso artistico, fondando la visione estetico-poetica del proprio teatro. Dall’incontro con Büchner, autore romantico tedesco e precursore del teatro moderno, ha origine l’identità artistica della Compagnia e il suo successivo addentrarsi nell’universo delle figure visionarie e irregolari del teatro occidentale: oltre a Lenz e Büchner, Hölderlin e Kleist, a cui ha dedicato progetti monografici e pluriennali. Dopo quasi venti anni dalla sua fondazione, Lenz Rifrazioni ritorna alla lezione büchneriana avendo attraversato esperienze artistiche che hanno messo al centro della propria ricerca teatrale l’attore sensibile, l’essere umano nelle condizioni di massima fragilità e vulnerabilità. Nel Woyzeck di Büchner, “capolavoro” irripetibile del teatro romantico, protagonista della tragedia è un “ultimo”, un misero, un umiliato, reso folle dalla gelosia e spinto al delitto dai demoni del dolore. Un piccolo uomo, un antieroe, che infigura la vittima della società funzionale. Nel mettere questa drammaturgia terribile alla prova del nuovo attore sensibile, Lenz Rifrazioni non intende creare un processo di identificazione tra il protagonista e gli interpreti, ma esaltare la qualità unica di potenza e bellezza che essi esprimono, nella elaborazione drammatica più alta della fragilità dell’esistenza. In questo primo avvicinamento, a misurarsi con alcuni frammenti del testo büchneriano, sono gli attori allievi dei Laboratori integrati diretti da Maria Federica Maestri: il Laboratorio di Perfezionamento rivolto ad attori normodotati ed attori sensibili di livello avanzato e il Laboratorio Speciale, realizzato con un gruppo di disabili psichici ospiti del Centro terapeutico-riabilitativo “P. Corsini” di Pellegrino Parmense.

WOYZECK. LA FIABA DELLA COMPASSIONE
Non c’è dentro, né spirito, né fuori o coscienza, nient’altro che il corpo così come si vede, un corpo che non cessa di essere, anche quando cade l’occhio che lo vede.
E questo corpo è un fatto.
Io.
Antonin Artaud da “Succubi e supplizi”
Dal “Faust” di Goethe a “La vita è sogno” di Calderon de la Barca gli allievi-attori di Pellegrino Parmense, al quinto anno di laboratorio, proseguono il loro percorso di ricerca e conoscenza teatrale lavorando su una delle opere cult della drammaturgia europea: il “Woyzeck” di Georg Büchner.
Precursore del naturalismo sociale e dell’espressionismo Büchner scrive nel 1836 un abbozzo di testo teatrale – come Goethe per l’Urfaust – composto di frammenti senza un ordine preciso e, soprattutto, senza un finale.
Prendendo spunto da un fatto di vita reale e dal personaggio di Stolzius de “I Soldati” di J.M.R.Lenz il Woyzeck rappresenta ancora oggi una fonte inesauribile di energia drammatica.
La frammentazione del Woyzeck di Büchner è poi, paradossalmente, un elemento di forte unità per gli allievi-attori della comunità di riabilitazione.
Ogni sequenza diventa un pezzo di vita, un tempo-frammento del vissuto di ciascuno. Anche le canzoni – “La barbiera di Torino”, “Signor Capitano”, “Risorgono i morti”, ecc. – improvvisamente risorte dalla memoria in lampi di improvvisazione, diventano pretesto per dar vita a nuova drammaturgia – scrive Gottfried benn: “…questa pièce ha la pace di un campo di grano e assomiglia ad una canzone popolare che accompagna l’angoscia dei cuori e dei lutti di ognuno”.
Il coltello diventa una mano e l’assassinio si compie in un colpo di sedia sbattuta.
La frammentazione della vita di ciascuno sembra ricomporsi in ogni sequenza del testo di Buchner, seppur utilizzato in parti ancor più segmentate degli originali tedeschi.
Le figure di Woyzeck, Marie, del Doktor sono naturalmente recepite quasi come persone conosciute, amate, odiate, abbandonate.
Coincidenze di visioni e di stati psichici, come quello della malinconia (melancholie) ad esempio, sono ripetutamente proposte da ciascun allievo-attore come strumenti di reale conoscenza e cifra comportamentale.
Se consideriamo che lo stato malinconico (reale, secondo la perizia medica del tempo, nel Woyzeck realmente vissuto) è stato ed è tuttora considerato elemento co-determinante dello stato patologico possiamo, forse, comprendere come la drammaturgia posta in campo possa risultare particolarmente potente e vera.

WOYZECK_APOPLEXIA CEREBRI

(Progetto Woyzeck) da Georg Büchner
traduzione || Francesco Pititto.
regia plastiche || Maria Federica Maestri
musica || Adriano Engelbrecht | Andrea Azzali.
disegno luci || Rocco Giansante
interpreti || Giovanni Abbati | Liliana Berté | Paolo Maccini | Luigi Moia | Elisa Orlandini | Angelo Pederzani | Paolo Pediri | Lino Pontremoli | Alessandro Sciarroni, Sandra Soncini | Elena Sorbi | Daniela Valenti.
première || Corte di Giarola, Collecchio, Festival Natura Dèi Teatri, 8 ottobre 2004.

Progetto formativo realizzato con il sostegno di
AUSL di Parma_Dipartimento di Salute Mentale
Domus – Parma coop.sociale onlus