RC PHILE & BAU

LO STESSO ISTANTE. SINCRONIA DESIDERATA DAGLI AMANTI E DAI MORENTI. LO STESSO ISTANTE PER GUARDARSI UN’ULTIMA VOLTA E POI NON VEDERE PIU’, NON VEDERE PIU’ L’ALTRO CHE MUORE. MA COM’E’ IL TEMPO. IN BATTERE O IN LEVARE?

Nel video di Phile & Bau_RC_08, l’ottavo dei nove paragrafi di Radical Change, attraverso il contrasto cromatico del bianco e nero viene descritta un’opposizione visiva tra dentro e fuori, tra la caducità e la fragilità di vite giunte in età avanzata e gli spazi aperti, tra i rami di un glicine che simboleggiano l’unione finale dei due amanti. Zeus ed Ermes vagavano per la Frigia con sembianze umane e furono respinti da tutti, tranne che dall’anziano Filemone e sua moglie. Zeus scatenò la propria ira contro i Frigi ma risparmiò i due coniugi, trasformando la loro umile dimora in un lussuoso tempio e offrendosi di esaudire qualunque loro desiderio.

Quando Phile e Bau furono prossimi alla morte, Zeus li trasformò in una quercia e un tiglio uniti per il tronco. Questo albero meraviglioso, che si ergeva di fronte al tempio, fu venerato per anni dai fedeli. Dalle immagini dei due anziani, intenti a leggere, con una difficoltà colma di tesa tenerezza, i passaggi tratti dal più famoso testo ovidiano ricaviamo l’elevazione del disagio quotidiano a tratto mitico, iscritto nella tradizione degli Dei che riconoscono l’ospitalità dei due vecchietti esaudendo la loro richiesta di essere sacerdoti del tempio di Zeus e di morire insieme, legati per sempre dall’amore che gli aveva tenuti insieme, come sposi, per tutta la vita.

È un morire insieme nello stesso istante, lo scivolamento in una dimensione non più umana, il rendere eternità ed infinità un amore terreno, una riflessione sul tempo della vita e della morte, sull’istante definitivo dell’intesa tra i due non più giovani amanti. Lenz Rifrazioni, con un senso intenso del luogo, da vivere artisticamente ed umanamente, torna all’esterno per la riflessione artistica sull’episodio ovidiano di Phile & Bau grazie alla preziosa collaborazione di Paolo Pediri, responsabile dei progetti riabilitativi del Centro polifunzionale P. Corsini di Pellegrino Parmense e con la presenza in video di alcuni pazienti del centro: Giorgio Urri, Ivre Tedaldi, Rosa Refolli e Liliana Bertè, attrice sensibile che ha già preso parte a molte esperienze laboratoriali della compagnia di ricerca parmigiana. “Alla ricerca del tempo-sottolinea l’autore del video e direttore artistico della rassegna Francesco Pititto – del comune istante – in battere o in levare? – il mito dei due vecchi ospitali e generosi che vengono premiati dagli dèi con l’impossibilità di veder l’uno la morte dell’altro, attraverso la lenta metamorfosi in pianta di ciascuno allo stesso tempo. Quale luogo più vero di una casa per anziani dove l’attesa diventa ricerca comune di quell’istante da vivere, o morire, insieme. La moglie con il marito, il fratello con il fratello, l’amico con l’amico. Già Goethe, nel Faust, riflette la sua anima e corpo nei due vecchi ora custodi della propria casa trasformata in tempio e, nella transustanziazione in pianta del loro sangue mortale.

Allora la domanda – in battere o in levare? – diventa essenziale per trovare quel ritmo pulsante che accompagna l’uno e l’altro insieme alla fine, né prima né dopo, affinché “chi ha amato gli dèi, possa diventare egli stesso un dio”. Quell’istante d’intesa vale quanto la vita di entrambi perché chi non vede morire l’amato diventa, morendo, lui stesso amato per sempre. Poi, insieme nell’intreccio dei rami del glicine poderoso, uniscono di nuovo le loro linfe vitali che scorrono veloci verso le foglie nel cielo”.

PHILE & BAU

da Le Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone

creazione || Maria Federica Maestri | Francesco Pititto
traduzione | drammaturgia | imagoturgia || Francesco Pititto
installazione | involucri | elementi plastici || Maria Federica Maestri
musica || Andrea Azzali
regia suono || Maria Federica Maestri
performer || Giorgio Urri | Ivre Tedaldi | Rosa Refoli | Liliana Bertè
cura progetto | Lisa Gilardino
disegno luci || Gianluca Bergamini | Andrea Morarelli