POLLICINO

Ultima opera della tetralogia dedicata da Lenz Rifrazioni alle fiabe dei Fratelli Grimm, Pollicino conduce ad una visione atomica dell’opera teatrale. Il campo scenico si immisura nell’inferior, nello spazio nanosferico, nella drammaturgia batterica, un laboratorio di ingegneria genetica in cui il vibrione si manifesta eroe del fango e del liquame.

Peripezie intestinali, viaggi gastrici, defecazioni, squartamenti, divoramenti compongono la drammaturgia plastica della tragedia del bimbo minimo. Fratellino di Edipo e Filottete, Pollicino è misura tragica della Gloria. Il minuscolo non ozia ma procede nel cammino pauroso delle prove, le più audaci. Profezia di nascita imperfetta, il corpo vittorioso di vita sotto vetro resiste all’avventura nutritiva e all’abbandono. Psichica di galoppi e fisica immota l’eroe misurato dal simile a zero, non arreso a se stesso, risponde alla chiamata del suo lettoso destino: inorecchiato, intopato, allumacato, invaccato, allupato, scagazzato, cesarato, trapassato, risorge redento e liberato dall’esercizio programmato.

POLLICINO

da Daumesdick dei Fratelli Grimm

traduzione | drammaturgia || Francesco Pititto
regia || Maria Federica Maestri
scene | costumi | elementi visivi || Maria Federica Maestri
musica || Adriano Engelbrecht
elaborazione elettronica || Andrea Azzali
interpreti || Elisa Orlandini | Sandra Soncini | Barbara Voghera
produzione || Lenz Rifrazioni
première || Lenz Teatro, Parma, maggio 2004
durata || 60 minuti

 

Lo spettacolo è stato presentato al Festival Danae, Milano, al Festival Alt.05 de VIgo, Vigo (Spain).