ALTRO STATO

L’interrogazione del capolavoro calderoniano – Che cos’è la vita? – si arricchisce di un ulteriore e fondamentale enigma filosofico: Chi sono io?

In un continuo rispecchiamento testuale, la dualità classica della coppia drammatica dei personaggi principe/servo (Sigismondo/Clarino – il gracíoso/fool dei drammi barocchi spagnoli) viene sottratta alla sua elementare e semplificante verità sociologica.

In un rispecchiamento a imitazione, la figura del grazioso di Pedro Calderón de la Barca si appropria dei versi sospesi tra realtà e finzione di Sigismondo, ponendo se stesso nella medesima condizione umana del protagonista, sulla stessa soglia tra il vero e il sogno.

Costretti nell’unico corpo psichico della straordinaria attrice sensibile Barbara Voghera, già fool shakesperiano in Verdi Re Lear, principe e servo si inseguono alla ricerca di una sola identità con l’unica certezza che ‘non c’è via di scampo dalla forza del destino e dal crudele fato; così è dunque vano ogni gesto, se alla Morte vuoi sfuggire è sicuro che vai a morire’.

Citiamo alcuni passaggi di un’interessante ricerca di Lavinia Barone dell’Università di Palermo: “Calderón struttura il discorso del gracíoso sfruttando l’espediente ironico della parodia. Se il principe rinchiuso nella torre si è a lungo tormentato perché il suo animo brama disperatamente la libertà e ha sete di conoscenza, Clarín ridimensiona l’aspetto tragico e trascendentale di questa ricerca affannosa e angosciante e lo abbassa, quasi lo ridicolizza, riportandolo al livello delle necessità materiali percepite dal corpo. La fame si impone, ancora una volta, sulle scene del teatro aureo, quale elemento caratterizzante e ricorrente della codificazione comica del personaggio del gracíoso. La struttura parodica del monologo di Clarín coinvolge anche la condizione di prigioniero e le considerazioni sulla dimensione illusoria dell’esistenza umana che le parole di Segismundo hanno tradotto attraverso l’espediente retorico della metafora onirica. Il fenomeno della conversione di Clarín da personaggio essenzialmente comico ad agente tragico è determinato dalla sua morte improvvisa e dal significato simbolico che questa assume, paradossalmente quando, nel pieno della battaglia, il gracioso si rifugia in un nascondiglio da cui s’illude di poter osservare lo scontro, indisturbato e sicuro, per sfuggire il pericolo e beffare la morte”.

Barbara Voghera è protagonista dagli inizi del duemila di alcuni tra i più importanti progetti performativi di Lenz, figura centrale nella pluridecennale indagine di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto sul rinnovamento della lingua scenica contemporanea attraverso il dialogo artistico con l’alterità. Eccezionale interprete nelle varie stesure dell’Amleto (inserite nell’archivio internazionale Global Shakespeares del MIT – Massachussets Institute of Technology, autorevole riconoscimento della ricerca sull’attore sensibile di Lenz), è presenza poliforme nella trilogia dedicata al Faust di Goethe; straordinaria performer nella prima versione de La Vita è Sogno di Calderón de la Barca nel ruolo di Clarino, interpretazione oggetto di un seminario di studi nell’ambito del più importante Festival di teatro barocco spagnolo, sarà nuovamente in scena nell’allestimento site-specific presso il Complesso Monumentale della Pilotta per Parma 2020 | Capitale Italiana della Cultura. Tra i numerosissimi altri ruoli interpretati in questi vent’anni di lavoro, vale segnalare almeno quelli di protagonista in Biancaneve e Pollicino nel Progetto Grimm (in tour nelle maggiori capitali europee) e in Consegnaci, bambina, i tuoi occhi tratto dall’opera di García Lorca Caperucita Roja; il Fool nell’opera Verdi Re Lear, commissione speciale del Festival Verdi 2015 e Bradamante nel progetto biennale site-specific ispirato all’Orlando Furioso di Ariosto. Nel 2019 è in scena al Teatro Farnese di Parma con Hamlet Solo, potente assolo in cui Voghera dà corpo e voce al capolavoro shakespeariano. Nel 2019 interpreta Oreste nell’Orestea #2 Latte di Eschilo. Recentemente, presso l’Università degli Studi di Parma, è stata realizzata la prima tesi di laurea monografica sul suo percorso artistico.

ALTRO STATO
da La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca

Traduzione, drammaturgia, imagoturgia | Francesco Pititto
Installazione, regia, costumi | Maria Federica Maestri
Interprete | Barbara Voghera
Musica | Claudio Rocchetti
Cura | Elena Sorbi
Promozione | Elisa Longeri
Organizzazione | Loredana Scianna, Ilaria Stocchi
Ufficio stampa, comunicazione | Michele Pascarella
Cura tecnica | Alice Scartapacchio
Assistente | Elisabetta Zanardi
Media Video | Doruntina Film
Produzione | Lenz Fondazione
Durata | 45 minuti