A mano a mano che la scienza lentamente dipana i misteri dell’universo, la realtà che si presenta ai nostri occhi è, per paradosso, ancora più difficile da afferrare. Se ciò che sappiamo aumenta alla velocità della luce, ciò che non capiamo prolifera alla velocità del buio, cresce in modo esponenziale, come l’energia oscura che sta lacerando il cosmo.
Oggi, a prescindere dalle opinioni che abbiamo, nutriamo sospetti nei confronti di chi ha la capacità di scorgere nel presente dei lampi del nostro futuro.
Preferiamo ignorare gli avvertimenti. Abitiamo un tempo di crisi, un tempo, come scrive Gramsci, dove il vecchio muore e il nuovo non può nascere.
L’abbaglio del trionfo della ragione precipita le nostre interazioni quotidiane verso la sordità.
Cassandra dal tesoro dei suoi incubi vede dove gli altri non riescono e parla.
Ma qual è la sua lingua?
Si tratta forse di un’articolazione che supera l’articolazione linguistica, costruita su un eccesso di linguaggio. La sua condanna non è solo il non essere creduta, ma il fatto che la sua parola non può mai raggiungere una distanza sufficiente per essere compresa.
Cassandra è una figura spettrale, una specie di fantasma che oltrepassa i limiti del tempo e parla da un passato lontano al nostro tempo.
La sua conoscenza lucida, maledetta da Apollo, la rende l’unica a percepire la fine del futuro e l’imminente collasso nella casa degli Atridi, ma il suo destino è di esistere in uno stato di alienazione spettrale tra i vivi: il suo grido è inefficace, la sua verità non ha peso, e la sua stessa presenza è un presagio rifiutato che i suoi contemporanei preferiscono ignorare.
Ella incarna perfettamente la “spettrologia” (hauntology), ovvero la sensazione che il futuro promesso sia svanito.
La sua inevitabile condanna a morte, lucidamente accettata in un atto di radicalissima impotenza, la trasforma nell’archetipo di chi vede il disastro (personale e collettivo) ma è costretto a ritirarsi in un silenzio consapevole, divenendo così un’ombra tragica – un’anima lucida, nichilista e alienata – destinata a languire ai margini di una società che valuta l’illusione e la produttività più della verità.
A partire da Agamennone di Eschilo
Regia e drammaturgia Lorenza Guerrini
Interprete Carlotta Spaggiari
Costume Silvia Lombardi
Luci Alice Scartapacchio
Suggestioni scenotecniche e drammaturgiche Alessandro Conti, Maria Federica Maestri, Francesco Pititto, Giulio Santolini
Cura scenotecnica Giulia Mangini
Direzione artistica progetto Parentele Maria Federica Maestri_Francesco Pititto
Cura progetto Elena Sorbi
Organizzazione Ilaria Stocchi
Ufficio stampa e comunicazione Giovanna Pavesi
Diffusione, cura grafica Alessandro Conti
Produzione Lenz Fondazione