_______Attraversare______L'Opera di Marisa Merz e Antonello da Messina
Azioni segrete _ Mimesi _ Sentinelle _ Zona prossima all’invisibilità _ Ostacoli _ La rete _ Cospirazione
Chiavi esfiltrate da Luciana Rogozinski,
“La Position Crepusculaire. Notes sur L’art Italien d’aujourd’ hui”, Parachute N. 34, 1984.
Teste è una trasfigurazione simbolica dell’opera di Marisa Merz, agíta e vocalizzata negli strappi e nelle lacerazioni sonore dello Stabat Mater vivaldiano, in una relazione non descrivente ma simbiotica con il suo corpus poetico e con le opere di Antonello da Messina. “L’Annunciata di Palermo” e le tre “Crocifissioni” – di Londra, Bucarest, Anversa – sono nebulizzate nella fisica emotiva e disperse in tracce cromatiche e materiche.
Le azioni performative sono inanellate concettualmente da filamenti verbali esfiltrati dalle scritture della filosofa post-umanista Orsola Rignani, mentre le rifrazioni critiche di Luciana Rogozinski ci guidano nella lettura dell’opera di Marisa Merz e nella costruzione del recinto creativo.
L’installazione è dinamizzata dalle pulsioni biografiche e dalle transizioni performative di Tiziana Cappella, C.L. Grugher, Lorenzo Marchi, Sandra Soncini e Carlotta Spaggiari.
_______Imperfetto
Indicativo_progressivo_continuo_abituale_narrativo_prospettico_ipotetico_modale_diacronico
Stabat Mater dolorósa iuxta crucem lacrimósa, dum pendébat Fílius.
Stava la Madre addolorata in lacrime presso la croce, mentre pendeva il Figlio.
_______Intenzioni
__FONDERSI_azioni segrete
Trasformare lo spazio in una veduta intima, segreta, scivolando dentro le immagini della pittura italiana evocate da Marisa Merz, per fondersi e dare forma ad un paesaggio performativo abitato da creature femminee, assorte, sgomente, inquiete, in lotta. Presenze cristallizzate nel tempo come la Vergine all’annuncio dell’angelo di Antonello da Messina.
Unirsi nel rispecchiamento miracoloso ai santi cefalofori, che dopo la decapitazione continuano a camminare reggendo la propria testa fra le mani, come San Dionigi, o alle bambine diencefaliche come le sorelline Abigail e Brittany Hensel, che pur condividendo buona parte degli organi al di sotto dell’ombelico hanno colonne vertebrali e midolli ben separati.
Evocare l’immagine degli animali bicefali o tricefali, tartarughe, lucertole, squali, serpenti che hanno nutrito le mitologie dell’antichità e hanno dato corpo alla raffigurazione delle divinità e dei demoni induisti, insieme ai draghi, alle chimere, ai giganti delle tradizioni folkloristiche dell’Europa orientale, della mitologia norrena e di quelle mesoamericane.
__MANIFESTARE_mimesi
Le teste_calotte riemergono in superficie come materia viva, rigenerate da una nuova pelle materica, cerosa, biancastra e manifestano nella loro bellezza essenziale e indefinita una natura umana in divenire, metamorfica e ostinatamente capace di sopravvivere alla distruzione fisica e morale in atto.
Una concatenazione di corpi, una cantilena di vite, una liturgia di esistenze di cui rimangono tracce persistenti nei teschi, residui di teste amate, memorie scarnificate di bocche e occhi sussultanti. L’evidenza fragile, disarmata e disarmante delle teste si rivela come forma silenziosa di resistenza alla violenza, come persistenza oltre il tempo.
__MOLTIPLICARE_sentinelle
Cercare la verità del soggetto nella moltiplicazione delle sue rappresentazioni, delle sue estensioni corporee. I molteplici volti che Marisa Merz ha modellato in cera, argilla o gesso, ricoperti di pigmenti, foglia d’oro e lamina di rame, o costantemente disegnati su ogni tipo di superficie, possiedono un potere profondo, un’identità nascosta che può essere rifratta nelle fisionomie commoventi dei soggetti performanti: un ‘noi’ fisico intenerito e riconoscente nonostante la durezza e la brutalità del presente.
Le coesistenze creaturali diverse per età, tracciato biografico, motilità psichica, sostanza materiale - soggetti viventi e non viventi, materie umane e materie mute – sono collegate dal comune desiderio di ricomprendersi, ridefinirsi in un organismo artistico multicellulare semplice, di tentarsi porifere, portatrici di pori, presenze_spugne che si nutrono sentimentalmente per filtrazione attraverso la propria superficie cutanea porosa e umida.
__VEDERE_zona prossima all’invisibilità
Come ha scritto Marisa Merz_è ‘a occhi chiusi’ che si vede meglio, così noi cercheremo di esplorare il suo mondo smaterializzando la nostra possanza, cercando di essere insieme vicini e distanti, delicati e taglienti, silenziosi e rumorosi, analitici e passionali, in un’instancabile ripetizione di soggetto, forma e gesto, declinati nello ‘Stabat’ corporeo e poetico, condizione continua e progressiva di fronte allo srotolarsi della vita.
__TRASCRIVERE_ostacoli
Trascritture biologiche delle nostre esistenze in un vuoto-pieno di oggetti disfunzionali, la cui presenza installativa è puramente emozionale e coloristica, eco degli elementi cromatici della Vergine di Palermo di Antonello da Messina; gli oggetti sono presenti nello spazio per rivelare uno stato interiore, uno ‘Stabat’ originario, femminile, primordiale, pre-razionale, oppositivo, sapiente di verità e stupore.