L'impronta di un dio
da Juan de La Cruz, Friedrich Hölderlin, Cristina Campo, Clemente Rebora, Pier Luigi Bacchini

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La Tigre Assenza
Preghiera sotto la quercia
Dall’imagine tesa
Modo per arrivare al tutto
Spazi
Modo per avere il tutto
Speranza
Nella foresta
Modo per non ostacolare il tutto
Le invenzioni
Ritiro

Traduzione di Juan de la Cruz di Cristina Campo, traduzione di Friedrich Hölderlin di Francesco Pititto.

“Io vorrei scrivere certi versi che ho in mente da tanto tempo. Una specie di Cantico dei Cantici rovesciato. “ Andrò per le piazze e per le vie, cercherò quelli che nessuno ama”. “O tu che dimori nei giardini, non farmi udire la tua voce”. Vorrei scriverlo nella lingua più moderna, quasi sul ritmo di un blue, e insieme dovrebbe essere solenne e puro – e anche terribilmente vivo – Come un piccolo Goya. E’ il Cantico dei senza-lingua, - >.
Cristina Campo

Alla seconda edizione del Festival di Poesia la poesia di Bacchini rifiorisce tra specie diverse, tutte però interroganti il mistero della vita e della morte. Ognuno di questi poeti/poetesse è Segno, non lasciano segni, ma essi stessi sono il Segno. Nelle crepe del mondo vivono il silenzio e lì si accostano, riparati, al frastuono del tempo, ai fortissimo del vivere e del trapassare. Del ciclo perpetuo. La noche oscura, il lampo nero, la sragione, l’enormità senza limite dell’uomo, i sempiterni, i superni li hanno rigettati, dopo la tempesta, su rive inconoscibili, e indicibili. Lì, nella risacca, si ridonano a noi dopo il naufragio.

 

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