La Vida es Sueño


10 ottobre 2026 | ore 10.00 - 24.00 | Streaming


Creazione Maria Federica Maestri, Francesco Pititto

Testo, imagoturgia Francesco Pititto

Installazione, costumi, regia Maria Federica Maestri

Musica Claudio Rocchetti

Performer Sandra Soncini, Franck Berzieri, Paolo Maccini (Ensemble Lenz Fondazione); Matteo Castellazzi, Lorenzo Davini, Martina Gismondi, Agata Pelosi, Margherita Picchi, Giada Vaccaro (Associazione Ars Canto) e Giuseppina Cattani, Maria Giardino, Elena Nunziata, Mirella Pongolini, Cesare Quintavalla, Valeria Spocci

Cantanti Debora Tresanini (soprano), Elena Maria Giovanna Pinna (soprano), Eva Maria Ruggieri (contralto), Davide Zaccherini (tenore)

Cura Elena Sorbi

Organizzazione Ilaria Stocchi,

Assistente di produzione Loredana Scianna

Ufficio stampa, comunicazione Michele Pascarella

Tecnica Alice Scartapacchio

Produzione Lenz Fondazione


Progetto site-specific nel Complesso Monumentale della Pilotta per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 realizzato con il patrocinio e il contributo del Comune di Parma

Parma, Ala Nord Galleria Nazionale, Pilotta, Festival Natura Dèi Teatri, 11 giugno 2019



L’installazione de La Vida es Sueño è costituita da quattordici letti ospedalieri di metallo, reclinabili, posti uno di fianco all’altro lungo la Galleria, in nitido rispecchiamento con i gruppi scultorei e le grandi tele di fine Seicento raffiguranti Compianti, Deposizioni e Annunciazioni e in stretto dialogo materico con l’imponente cielo-traliccio in tubi innocenti creato dall’architetto Guido Canali negli anni Settanta, all’epoca della ristrutturazione della Pilotta nel segno di uno spazio museale inteso come «sistema che deve necessariamente esporre i propri meccanismi».


Incuneandosi tra il sogno e il risveglio, la brandina sanitaria – spogliata di materassi e lenzuola – evoca non solo il tempo sospeso dell’agonia, la fessura tra la vita e la morte, ma anche il giaciglio di contenzione manicomiale, luogo residuale in cui l’unico spazio di libertà possibile è nella vita onirica.


Sulle tre pareti espositive vuote che corrono lungo i trentacinque metri della Galleria Nord si imprimono le imagoturgie nelle quali la figura di Giobbe, dal dipinto di Antonio de Pereda presente in una sala adiacente, si sovrappone a quelle di alcuni performer dell’auto sacramental. Sono figure che, trasfigurandosi l’una nell’altra, possono comporre un nuovo dipinto, tra realtà e sogno, che comprenda entrate e uscite tra le due porte della vita. Un dipinto tra i dipinti che però avrà vita breve, solo il tempo provvisorio di una rappresentazione.


Il nostro Uomo, per l’auto sacramental, avrà i tratti di un adolescente nella medesima postura del dipinto: a tenere il coccio, la mano appoggiata al cuore e lo sguardo rivolto all’alto, a Dio. La differenza tra la fissità del quadro nella figura penitente di Giobbe e il movimento dell’Uomo/Bambino, nel corpo giovane di chi guarda verso il futuro, farà da discrimine tra libertà concessa se tradire o meno la Fede e libertà da conquistare nel progredire della vita. Quale il confine tra il libero arbitrio dell’uno e dell’altro?




Maggiori informazioni sulla creazione La Vida es Sueño -->

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