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RC Phoenix

Progetto Radical Change 2007


Il primo paragrafo di Radical Change, Phoenix_I smoke my life away, riflette pienamente la fisionomia estetica e poetica dell’ampio progetto scenico ideato da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, composto di dodici performance ispirate ad altrettanti episodi delle Metamorfosi di Ovidio. L’offertorium performativo è vissuto con totalità e mistero da Valentina Barbarini, interprete iconica della metamorfosi e soggetto imprescindibile di questa creazione artistica.

Il progetto


Un mutamento radicale Radical Change significa tornare allo zero per rivivere se stessi, dallo zero di Hölderlin – espressione di massima potenza poetica – allo streben del Faust goethiano (Filemone e Baucide, Ecuba), dalla fiaba magica del Sogno shakespeariano (Piramo e Tisbe) alla maestosa lirica rilkiana (Orfeo e Euridice) inseguendo altri frames dalla fiaba della vita. Le pieghe sontuose e violente del barocco di Calderón e di Genet ci riconducono al tempio inviolato del linguaggio puro dell’arte che performa, che trasforma, che deforma, che esalta l’utopia dell’unità del mondo tra la natura resistente, l’uomo pensante e il popolo divino: Echo˜Narcissus˜Cyparissus˜Alcyon, Death and Birth della piccola Phoenix, materiali radioattivi per una mutazione in progress.”


Come una piccola Fenice, ogni cinquecento anni per risorgere tale e quale a prima. “Posso deporre la mia anima e poi riprenderla” – non aspira a questo l’artista quando edifica la sua poesia, la sua opera? Muore e risorge, dentro un uovo o dalle fiamme, sempre tra i rami del suo nido profumato di erbe aromatiche. Costruzione, Combustione, Morte, Resurrezione, Trasformazione, Identità, Forma, Corporeità, Colore, Odore – non è l’essenza stessa della creazione artistica? L’artista muore e rinasce ogni volta quando l’opera è conclusa perché l’operare artistico non ha conclusione, la Metamórphõsis non ha fine perché il Mito non ha confine. Come una piccola Fenice, ogni cinquecento anni per risorgere tale e quale a prima. “Posso deporre la mia anima e poi riprenderla” – non aspira a questo l’artista quando edifica la sua poesia, la sua opera? Muore e risorge, dentro un uovo o dalle fiamme, sempre tra i rami del suo nido profumato di erbe aromatiche. Costruzione, Combustione, Morte, Resurrezione, Trasformazione, Identità, Forma, Corporeità, Colore, Odore – non è l’essenza stessa della creazione artistica? L’artista muore e rinasce ogni volta quando l’opera è conclusa perché l’operare artistico non ha conclusione, la Metamórphõsis non ha fine perché il Mito non ha confine.

Introduzione


There is one, a bird, which renews itself,

and reproduces from itself.

Smoking my life I die.

Burning my head I’ll be born again.

Please cry for me Father.

They say that, from the father’s body,

a young phoenix is reborn,

destined to live the same number of years.


La performer Valentina Barbarini segue il percorso leggendario della Fenice, l’uccello sacro che giunto all’età di cinquecento anni depone le sue membra in un nido di incenso e cannella, costruito in cima ad una palma, e poi spira. Dal suo corpo nascerà poi un’altra Fenice che trasporterà il suo nido nel tempio di Iperione, il Titano padre del Dio del Sole.


La metamorfosi di Phoenix, l’uccello mitico che nasce da se stesso, avviene in uno spazio anti-monumentale, tra uova silenti – grandi ovuli trasparenti – che si schiudono per accogliere in un lavacro di cenere il corpo morente della piccola Fenice. Racchiusa la testa in un caschetto costituito da decine di cicche di sigaretta, Phoenix ricomincia a vivere per poter nuovamente morire.


In un impianto installativo di forte potenza visuale e sonora, alcuni brevissimi segmenti testuali infantili – l’addio al padre, la paura della morte, la timidezza della nascita – manifestano micro tracce emozionali totalmente prive di eloquenza e retorica drammatica.


Allora, si dice, dal corpo paterno rinasce un piccolo di fenice, che è destinato a vivere altrettanti anni. E quando l’età gli ha dato le forze per reggere la fatica, libera i rami sulla cima della pianta dal peso del nido, religiosamente prende con sé la culla, sepolcro del padre, e, giunto sull’alito dell’aria alla città di Iperione, davanti alle porte sacre del suo tempo la posa.

Media

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Crediti

Traduzione_Drammaturgia_Imagoturgia_Francesco Pititto

Installazione_Elementi plastici_Regia_Maria Federica Maestri

Musica_Andrea Azzali

Performer_Valentina Barbarini

Cura progetto_Elena Sorbi

Organizzazione_Ilaria Stocchi_Loredana Scianna

Ufficio stampa_Comunicazione_Promozione_Michele Pascarella

Cura tecnica_Alice Scartapacchio

Produzione Lenz Fondazione


première_Parma, Lenz Teatro, 16 febbraio 2007

première seconda versione_Parma, Lenz Teatro, 8 aprile 2016

Rifrazioni

Corriere della Sera


Massimo Marino


Lenz crea spettacoli enigmatici e affascinanti che rifiutano la narrazione lineare. In Radical Change è fortissimo un segno visivo barocco e postmoderno che richiama le atmosfere di Matthew Barney. Protagonisti sono i corpi, avvolti da proiezioni, mascherati dietro sipari trasparenti di plastica, sprofondati in placente di plexiglas, in una scena simile a un laboratorio alchemico. Corpi nudi che si muovono con gesti decisi su musiche in loop, fino alle soglie della danza. L’insistenza esasperante sulle immagini sfida lo spettatore a fare i conti, radicalmente, con le visioni che continuamente avvolgono e mutano la sua stessa vita.

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