Immagine rappresentativa della sezione del sito

Nabucco_Canto del Mondo mutilato



È ancora possibile cantare, dopo aver ferito la città, mutilato l’infanzia e perso la memoria?


Dalla questione dolente di cosa resti del canto, quando il mondo è depredato della bellezza e della giustizia, prende forma Nabucco_Canto del Mondo mutilato, la nuova creazione site-specific di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, concepita su commissione del Festival Verdi per la Galleria Petitot del Complesso monumentale della Pilotta.


La nuova opera performativa e visuale di Lenz Fondazione rende il celebre ‘Va’, pensiero’ del Nabucco di Verdi materia contemporanea per riflettere su un presente solcato da dinamiche predatorie, che stanno portando alla distruzione di intere comunità ed ecosistemi.

Il progetto

Atlante sulla Violenza


Prosegue il dialogo di Lenz con l’opera musicale di Giuseppe Verdi, iniziato dal 2014 con le traduzioni teatrali contemporanee elaborate per diverse edizioni del Festival Verdi: Verdi Re Lear_L’opera che non c’è, Autodafé dal Don Carlos, Paradiso_Un Pezzo Sacro, Verdi Macbeth, Apocalisse Requiem, Disdemona_Cattiva Stella.


Il Nabucco_Canto del Mondo mutilato si sviluppa a partire da due temi centrali, la guerra e l’esilio, che nella creazione di Lenz dialogano con la storia del luogo: nell’architettura ferita della Pilotta si rappresenta un mondo mutilato dalla violenza della guerra. Il Complesso monumentale della Pilotta fu profondamente colpito dai bombardamenti del maggio 1944: andarono distrutti oltre 15.000 volumi della Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese e numerose parti dell'edificio. A memento del pericolo, segno della possibilità sempre presente della distruzione, rimane una crepa non cancellata dalla ricostruzione.


È in questo spazio violato, sul cui corpo sono ancora visibili i segni della devastazione, che il Va, pensiero verdiano torna a risuonare crudo, acerbo, balbettante, spogliato di ogni retorica, nelle voci di 27 bambine e bambini del Coro Voci Bianche del Teatro Regio di Parma, voce delle voci dell’umanità spezzata, dimenticata. Insieme a loro Valentina Barbarini, figura iconica delle creazioni più significative di Lenz, e la giovanissima Agata Pelosi, entrata bambina nell’ensemble artistico con Kinder, creazione del 2016 sulla deportazione dei bambini ebrei di Parma nei campi di sterminio.


Da canto degli Ebrei prigionieri a Babilonia, il celebre coro diventa voce di un’umanità costretta a fare i conti con la fuga, la paura, la separazione e la necessità di ritrovare una casa. La voce non è solo quella di un popolo antico, ma appartiene ai bambini e - per esteso - ai fuggitivi, ai fragili, gli esiliati, a chi perde il proprio luogo e, insieme ad esso, la propria identità. Il canto non è soltanto bellezza, è una forma di memoria e di resistenza, che vuole ri-cordare_riportare al cuore tutto ciò che è stato perduto - per ricrearlo e riviverlo.


Nabucco_Canto del Mondo mutilato rientra in Atlante sulla Violenza, il progetto triennale drammaturgico e di cultura visuale 2025_2027 di Lenz Fondazione, che attraverso un articolato programma di riscritture performative contemporanee si propone di trascrivere poeticamente temi quali il conflitto, la prevaricazione, l’empietà, la violenza del nostro tempo.

Immagine illustrativa

Introduzione


Entrare in uno spazio/tempo, quell’immanente mondo della creazione sede di ogni possibilità o intuizione versificatoria, innescato, acceso dal processo immaginativo, e poi reso reale, il cui percorso è contrassegnato dal “tornare indietro, riprendere qualcosa che è nel passato poetico e riproporlo, trovando nuove parole per dirlo”, per cantarlo insieme, una coralità di singolarità in cui ciascuno abita il proprio passato ed edifica il proprio presente come già vissuto, nella nostalghia di luoghi, suoni e silenzi, nella propria patria interna ed esterna.


Io in mezzo al coro, verso corporeo solitario, decasillabo dell’unica Poesia che ci tiene insieme, che ci fa uguali di fronte al divino. Ad un certo punto della nostra vita viviamo nello spazio del passato, cioè la memoria diventa un luogo da abitare in un senso fisico, di cui siamo prigionieri perché è proprio lì che continuiamo a vivere. Una prigione di ricordi.


Nel Nabucco due sono i temi centrali dell’opera che determinano la rete delle relazioni tra i personaggi, la guerra e l’esilio.


La distruzione di intere comunità e di grandi masse di esiliati sono da tempo presenti nel nostro tempo, la violenza sembra progressivamente far parte del vivere quotidiano di ognuno nonostante i segni della distruzione siano ancora presenti in tante città italiane, compresa Parma e il suo complesso monumentale più rappresentativo, la Pilotta.


I segni dei bombardamenti al finire della Seconda guerra mondiale sono ancora ampiamente visibili su questa grande cittadella del sapere e dell’arte, una ferita ancora presente a monito di quanto è stato distrutto che, paradossalmente, amplifica quanto invece è stato riedificato, recuperato, costruito.


Un’architettura mutilata, così come la guerra mutila i corpi senza distinzione e il passato diventa rifugio di memorie, ricordi di spazi vissuti com’erano un tempo, prima del disastro.

Poi si ricostruisce, si restituisce il senso della raccolta dei saperi e delle creazioni, la storia attraverso le opere, gli oggetti, le forme della scrittura ma rimane la crepa a testimonianza del pericolo che ancora incombe.


‘Il nostro lavoro vuole essere testimonianza agita di una doppia violenza, di una doppia perdita, di una doppia mutilazione: quella dell’infanzia e quella del patrimonio culturale’ dichiarano Pititto e Maestri. ‘Centinaia di piccoli orsi di peluche occupano la sala del Sapere, la Sala Petitot, a protezione dei confini il coro delimita l’accesso degli spettatori adulti, sentinelle di un nuovo territorio occupato dall’infanzia senza violenza e guerre’.

Crediti

Creazione site-specific su commissione del Teatro Regio di Parma | Festival Verdi 26


Esfiltrazioni drammaturgiche dal dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera, dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu, liriche di Salvatore Quasimodo e Friedrich Hölderlin


Drammaturgia, imagoturgia_Francesco Pititto

Composizione, installazione, involucri_Maria Federica Maestri

Maestra del coro Elena Scamuzzi

Canto e azioni performative_Coro Voci Bianche del Teatro Regio di Parma

Interpreti_Valentina Barbarini, Agata Pelosi

Consulenza musicale_Adriano Engelbrecht

Assistente musicale_Lorenzo Marchi

Cura, organizzazione Elena Sorbi, Ilaria Stocchi

Responsabile di produzione Giulia Mangini

Ufficio stampa Elisa Barbieri

Cura grafica, diffusione Alessandro Conti

Cura tecnica Alice Scartapacchio

Assistenza tecnica Tiziana Cappella, Dino Todoverto

Documentazione multimediale Amedeo Cavalca, Niccolò Morelli

Stagista Anghelina Tiberneac

Produzione Lenz Fondazione

Con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, SIAE


Première 12 ottobre 2026

Media

Per visualizzare questo elemento devi abilitare i cookie di "esperienza" tramite il relativo pulsante. Puoi farlo cliccando sull’iconain basso a destra.

Rifrazioni

Il Giornale della musica


Alessandro Rigolli

Il canto spezzato di un popolo-bambino


La scelta di intervenire in uno spazio architettonico la cui stratificata natura monumentale conserva ancora oggi le ferite dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, trasferisce il nucleo drammaturgico del lavoro in un luogo in cui il patrimonio culturale – vale a dire, l’identità di una comunità e di una società civile – e la sua vulnerabilità diventano parte integrante della proposta scenica. [...] Un lavoro che finisce per interrogarci come individui e come collettività – come, in fondo, dovrebbe fare il teatro e l’arte in generale – grazie dall’ispirata e originale visione creativa di Francesco Pititto (drammaturgia e imagoturgia) e di Maria Federica Maestri (composizione, installazione e involucri), qui coadiuvata dall’intelligente consulenza musicale di Adriano Engelbrecht. Una rappresentazione potente, insomma, salutata in occasione della “prima” dai lunghi applausi di un pubblico numeroso e partecipe.

Gazzetta di Parma


Giuseppe Geneletti

"Nabucco, canto del mondo mutilato": alla Pilotta ventisette bambini danno voce al «Va', pensiero» in una rappresentazione della guerra e dell'infanzia perduta


Affidare ai bambini la rappresentazione della guerra comporta un rischio evidente: trasformare la loro innocenza in uno strumento per commuovere il pubblico. Ma Lenz sembra cercare deliberatamente una strada diversa. Quei bambini non piangono, non sorridono, non chiedono compassione. Gridano, deformano il canto, si muovono con aggressività, poi ritrovano improvvisamente un'armonia quasi angelica. Non rappresentano un'infanzia idealizzata. Sono corpi e voci attraversati dalle contraddizioni della violenza. Ed è proprio questa scelta a rendere il lavoro più inquietante e artisticamente più convincente.

Sipario


Maria Dolores Pesce

NABUCCO. CANTO DEL MONDO MUTILATO - di Lenz


In quel luogo 'iconico' il fiume dei corpi infantili abbandonati e dei loro peluche sembra scorrere verso di noi, mentre come onde improvvise dalle loro voci bianche si leva il canto e la ancora più intensa melodia verdiana, un Eufrate navigato per così dire dalle due performer di Lenz, le brave Valentina Barbarini e Agata Pelosi che 'citano' i due poeti, fino a disperdere le proprie acque nel delta che si esaurisce nel nostro cuore, nella nostra mente e nella nostra 'anima', che si sente improvvisamente 'elevata' a guardare con occhi più limpidi il fiume della propria esistenza.

Gazzetta di Parma


Valeria Ottolenghi

«Va pensiero» tra i peluche: indimenticabile il «Canto del mondo mutilato»


Un evento indimenticabile di suprema bellezza. Il pubblico siede lungo le pareti colme di libri, il molto sapere degli umani che non riesce però ad arginare violenza e distruzione. Gli artisti di Lenz ricordano come quello stesso luogo abbia subito profonde lacerazioni, così il Teatro Farnese, spazi che possono ben accogliere il crudo lamento dei versi verdiani, le sue toccanti note. [...] Applausi e applausi che non finivano più!

ParmaToday


Christian Donelli

Nabucco, il canto distorto e arreso di un mondo mutilato e ferito dalle guerre


Gli orsacchiotti, le mine anti bambino, il dolore e le ferite dei conflitti. La mutilazione. Nella Striscia di Gaza in Palestina come in Ucraina, in Sudan, in Siria. Il corpo ferito e disabile. Quello che rimane. La violenza. Ma anche una voce di rinascita e di speranza. Il dolore del non rappresentabile si fa canto corale e grido per l'umanità dilaniata, un grido collettivo di liberazione. Nel linguaggio creativo di Lenz Fondazione che reinterpreta il Nabucco di Giuseppe Verdi c'è un omaggio al grande Maestro ma anche una decodifica dello strazio del mondo contemporaneo, sempre più devastato da guerre, distruzioni e scempio degli ecosistemi naturali.

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti per ricevere la nostra newsletter con tutte le novità del teatro