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Nabucco_Canto del Mondo mutilato



È ancora possibile cantare, dopo aver ferito la città, mutilato l’infanzia e perso la memoria?


Dalla questione dolente di cosa resti del canto, quando il mondo è depredato della bellezza e della giustizia, prende forma Nabucco_Canto del Mondo mutilato, la nuova creazione site-specific di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, concepita su commissione del Festival Verdi per la Galleria Petitot del Complesso monumentale della Pilotta.


La nuova opera performativa e visuale di Lenz Fondazione rende il celebre ‘Va’, pensiero’ del Nabucco di Verdi materia contemporanea per riflettere su un presente solcato da dinamiche predatorie, che stanno portando alla distruzione di intere comunità ed ecosistemi.


12-13 ottobre ore 20.00 + 14-15 ottobre ore 19.00

Complesso monumentale della Pilotta

Commissione del Teatro Regio di Parma | Festival Verdi 26

Il progetto

Atlante sulla Violenza


Prosegue il dialogo di Lenz con l’opera musicale di Giuseppe Verdi, iniziato dal 2014 con le traduzioni teatrali contemporanee elaborate per diverse edizioni del Festival Verdi: Verdi Re Lear_L’opera che non c’è, Autodafé dal Don Carlos, Paradiso_Un Pezzo Sacro, Verdi Macbeth, Apocalisse Requiem, Disdemona_Cattiva Stella.


Il Nabucco_Canto del Mondo mutilato si sviluppa a partire da due temi centrali, la guerra e l’esilio, che nella creazione di Lenz dialogano con la storia del luogo: nell’architettura ferita della Pilotta si rappresenta un mondo mutilato dalla violenza della guerra. Il Complesso monumentale della Pilotta fu profondamente colpito dai bombardamenti del maggio 1944: andarono distrutti oltre 15.000 volumi della Biblioteca Palatina, il Teatro Farnese e numerose parti dell'edificio. A memento del pericolo, segno della possibilità sempre presente della distruzione, rimane una crepa non cancellata dalla ricostruzione.


È in questo spazio violato, sul cui corpo sono ancora visibili i segni della devastazione, che il Va, pensiero verdiano torna a risuonare crudo, acerbo, balbettante, spogliato di ogni retorica, nelle voci di 27 bambine e bambini del Coro Voci Bianche del Teatro Regio di Parma, voce delle voci dell’umanità spezzata, dimenticata. Insieme a loro Valentina Barbarini, figura iconica delle creazioni più significative di Lenz, e la giovanissima Agata Pelosi, entrata bambina nell’ensemble artistico con Kinder, creazione del 2016 sulla deportazione dei bambini ebrei di Parma nei campi di sterminio.


Da canto degli Ebrei prigionieri a Babilonia, il celebre coro diventa voce di un’umanità costretta a fare i conti con la fuga, la paura, la separazione e la necessità di ritrovare una casa. La voce non è solo quella di un popolo antico, ma appartiene ai bambini e - per esteso - ai fuggitivi, ai fragili, gli esiliati, a chi perde il proprio luogo e, insieme ad esso, la propria identità. Il canto non è soltanto bellezza, è una forma di memoria e di resistenza, che vuole ri-cordare_riportare al cuore tutto ciò che è stato perduto - per ricrearlo e riviverlo.


Nabucco_Canto del Mondo mutilato rientra in Atlante sulla Violenza, il progetto triennale drammaturgico e di cultura visuale 2025_2027 di Lenz Fondazione, che attraverso un articolato programma di riscritture performative contemporanee si propone di trascrivere poeticamente temi quali il conflitto, la prevaricazione, l’empietà, la violenza del nostro tempo.

Immagine illustrativa

Introduzione


Entrare in uno spazio/tempo, quell’immanente mondo della creazione sede di ogni possibilità o intuizione versificatoria, innescato, acceso dal processo immaginativo, e poi reso reale, il cui percorso è contrassegnato dal “tornare indietro, riprendere qualcosa che è nel passato poetico e riproporlo, trovando nuove parole per dirlo”, per cantarlo insieme, una coralità di singolarità in cui ciascuno abita il proprio passato ed edifica il proprio presente come già vissuto, nella nostalghia di luoghi, suoni e silenzi, nella propria patria interna ed esterna.


Io in mezzo al coro, verso corporeo solitario, decasillabo dell’unica Poesia che ci tiene insieme, che ci fa uguali di fronte al divino. Ad un certo punto della nostra vita viviamo nello spazio del passato, cioè la memoria diventa un luogo da abitare in un senso fisico, di cui siamo prigionieri perché è proprio lì che continuiamo a vivere. Una prigione di ricordi.


Nel Nabucco due sono i temi centrali dell’opera che determinano la rete delle relazioni tra i personaggi, la guerra e l’esilio.


La distruzione di intere comunità e di grandi masse di esiliati sono da tempo presenti nel nostro tempo, la violenza sembra progressivamente far parte del vivere quotidiano di ognuno nonostante i segni della distruzione siano ancora presenti in tante città italiane, compresa Parma e il suo complesso monumentale più rappresentativo, la Pilotta.


I segni dei bombardamenti al finire della Seconda guerra mondiale sono ancora ampiamente visibili su questa grande cittadella del sapere e dell’arte, una ferita ancora presente a monito di quanto è stato distrutto che, paradossalmente, amplifica quanto invece è stato riedificato, recuperato, costruito.


Un’architettura mutilata, così come la guerra mutila i corpi senza distinzione e il passato diventa rifugio di memorie, ricordi di spazi vissuti com’erano un tempo, prima del disastro.

Poi si ricostruisce, si restituisce il senso della raccolta dei saperi e delle creazioni, la storia attraverso le opere, gli oggetti, le forme della scrittura ma rimane la crepa a testimonianza del pericolo che ancora incombe.


‘Il nostro lavoro vuole essere testimonianza agita di una doppia violenza, di una doppia perdita, di una doppia mutilazione: quella dell’infanzia e quella del patrimonio culturale’ dichiarano Pititto e Maestri. ‘Centinaia di piccoli orsi di peluche occupano la sala del Sapere, la Sala Petitot, a protezione dei confini il coro delimita l’accesso degli spettatori adulti, sentinelle di un nuovo territorio occupato dall’infanzia senza violenza e guerre’.

Crediti

Creazione site-specific su commissione del Teatro Regio di Parma | Festival Verdi 26


Esfiltrazioni drammaturgiche dal dramma lirico in quattro parti su libretto di Temistocle Solera, dal dramma Nabuchodonosor di Auguste Anicet-Bourgeois e Francis Cornu, liriche di Salvatore Quasimodo e Friedrich Hölderlin


Drammaturgia, imagoturgia_Francesco Pititto

Composizione, installazione, involucri_Maria Federica Maestri

Maestra del coro Elena Scamuzzi

Canto e azioni performative_Coro Voci Bianche del Teatro Regio di Parma

Interpreti_Valentina Barbarini, Agata Pelosi

Consulenza musicale_Adriano Engelbrecht

Assistente musicale_Lorenzo Marchi

Cura, organizzazione Elena Sorbi, Ilaria Stocchi

Responsabile di produzione Giulia Mangini

Ufficio stampa Elisa Barbieri

Cura grafica, diffusione Alessandro Conti

Cura tecnica Alice Scartapacchio

Assistenza tecnica Tiziana Cappella, Dino Todoverto

Documentazione multimediale Amedeo Cavalca, Niccolò Morelli

Stagista Anghelina Tiberneac

Produzione Lenz Fondazione

Con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna, Comune di Parma, SIAE


Première 12 ottobre 2026

Info e biglietteria

12-13 ottobre ore 20.00 + 14-15 ottobre ore 19.00

Galleria Petitot_Complesso monumentale della Pilotta

Commissione speciale Festival Verdi 2026

Durata: 40 minuti


Biglietteria Teatro Regio di Parma

Biglietti acquistabili online sul sito del Teatro Regio o la sera stessa degli eventi, a partire da un’ora prima degli spettacoli, presso la biglietteria allestita alla base dello scalone monumentale del Complesso della Pilotta

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