Jakob Michael Reinhold Lenz, precursore del Romanticismo tedesco, protagonista della novella Lenz di Georg Büchner, ammiratore di Shakespeare considerato il Genio, una breve poesia metafisica dell’autore dedicata al fantasma di Shakespeare, un’Attrice e un Attore allo specchio.
‘Lenz di Lenz’ è un progetto pluriennale che conferma la fertile e straordinaria attualità delle visioni di Jakob Lenz attraverso le originali riedizioni drammaturgiche e imagoturgiche di alcune sue opere: Catharina von Siena, Shakespears Geist, I Soldati e la novella Lenz che Georg Büchner scrisse ispirandosi alla vita di Jakob Lenz.
Jakob Michael Reinhold Lenz vissuto nella seconda metà del Settecento è autore nomade e inquieto, a tratti toccato da turbe psichiche, illuminazione romantica per Georg Büchner e virtù moderna di Bertolt Brecht, anticipò, con la sensibilità sociale premarxista dei suoi drammi, i grandi temi del Novecento: l’antimilitarismo, l’ingiustizia sociale, la violenza contro le donne, la critica al patriarcato e al potere maschile dominante. È sotto il segno della sua filosofia antiretorica e della sua visione profetica della crisi dell’uomo occidentale, che Maestri e Pititto fondano nel 1985 Lenz Rifrazioni.
Da Shakespears Geist di Jakob Michael Reinhold Lenz
Drammaturgia, composizione, imagoturgia Francesco Pititto
Installazione, costumi Maria Federica Maestri
Interpreti Fabrizio Croci, Barbara Voghera
Cura Elena Sorbi
Organizzazione Ilaria Stocchi
Comunicazione, ufficio stampa Giovanna Pavesi
Cura grafica, diffusione Alessandro Conti
Luci, allestimento tecnico Alice Scartapacchio
Responsabile di produzione Giulia Mangini
Produzione Lenz Fondazione
Première 11 marzo 2026, Lenz Teatro, Parma
Jakob Michael Reinhold Lenz, precursore del Romanticismo tedesco, protagonista della novella Lenz di Georg Büchner, ammiratore di Shakespeare considerato il Genio, una breve poesia metafisica dell’autore dedicata al fantasma di Shakespeare, un’Attrice e un Attore allo specchio.
Questi gli elementi – in tensione osmotica – in campo, in un campo di onde elettromagnetiche corporee che rimbalzano particelle di parole e di memoria, spinte razionali e gesti animati da epifanie visive, “io qui o io non qui” come il bosone di Dio che, in quel campo d’azione, in un decimillesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo, dona massa e materia per poi trasformarsi e scomparire nell’universo. E noi, e i nostri corpi sulla scena, ad imitatio et emulatio di Dio, diventiamo la sua Scimmia alla quale è concesso il breve tempo di un’ora per farci riascoltare gli echi di opere grandiose. Nella capsula del tempo i contorni appaiono indefiniti, sfumati nel bianco ottico di un quadro colmo di busti di gesso, pezzi di statue, simulacri di ere ed eroi di un tempo di cui si attende ancora il grande ritorno. Lei e Lui attendono e il Fantasma si presenta.
Il Genio è riapparso, la Scimmia ha intonato il suo cri animal, grida e versi acuti, ruggiti potenti, grugniti, ma anche cinguettii e fischi come richiami di pace. Non più il femore innalzato ad arma dalla scimmia di 2001. Odissea nello spazio ma la parola ritrovata e di nuovo arma di linguaggio, d’azione e gesto, di un movimento Sturm und Drang contemporaneo.
La Festa della Scimmia di Dio permane in chi c’è stato, in chi ha visto, partecipato.
“_Finché il vostro polso vola così,/la vostra vita si riscalda/così come la palpebra sbatte,/finché il vostro occhio luccica/pieno di inesprimibili desideri/che si sfogano sulle guance.”