Da Priamo che implora pietà inginocchiato ai piedi di Achille a George Floyd che muore steso a faccia in giù su un marciapiede soffocato dalla pressione sul collo del ginocchio dell'agente di polizia Derek Chauvin, un unico universo di violenze e sofferenze.
La nuova azione performativa mette al centro il corpo umano e si focalizza sulla posizione del perdente, dello sconfitto, della vittima che implora pietà davanti al carnefice - condizione orribilmente ricorrente nell’epos di guerra; mettersi in ginocchio è anche la posizione della gratitudine, del corpo che vuole rimanere a contatto con il basso, la radice, il non visibile, l’oscuro, l'ignoto e nello stesso tempo tendere verso l’alto, l’aria, l’altro da sé, sferico, luminoso, vibrante, sensibile.
L’Iliade non riuscirebbe tuttavia ad assurgere a poesia,
sarebbe solo un monotono paesaggio desertificato dalla forza,
se in essa non vi fossero disseminati qua e là momenti luminosi, momenti brevi e divini nei quali gli uomini hanno un’anima.
Simone Weil
Alla ricerca di questi momenti luminosi è indirizzata la pluriennale indagine drammaturgica e imagoturgica su quest’opera così fondativa del pensiero occidentale.
Verità e bellezza, tra figure divine ed eroi in perenne lotta, sembrano scandire parentesi temporali dove il tempo pare non esistere, o essere infinito e immortale come la vita degli dèi litigiosi e vendicativi. Parentesi dove la poesia si innalza al di sopra della ferocia di una guerra di cui si è perduto il senso, il fine ultimo della contesa.
Verità e bellezza di figure che emergono al di sopra della battaglia, della vittoria o della sconfitta, dell’onore e della gloria, dell’eroe la cui potente umanità emerge soprattutto nella debolezza di un pianto o nell’abbraccio di fratelli di sangue con il calare della notte, del ruolo imposto alle prigioniere della città sconfitta o nella pietà implorata di chi chiede il corpo insepolto del proprio figlio. Ma poi la guerra riprende ancora più violenta, e la vittoria si ottiene con l’inganno.
Per Simone Weil la guerra di Troia è il paradigma di ogni guerra; Omero ne ha saputo raccontare il Male e l’incapacità del male di contaminare il bene, la continua lotta tra forza e bestialità, la solitudine dell’eroe e la pietà, perché solo in queste parentesi di esseri mortali si risvegliano l’anima e il pensiero dalla notte buia di una guerra durata dieci anni. Il poema contiene in sé tutti gli elementi che daranno origine alla Tragedia nelle sue forme più complesse e compiute.
Ogni rimando etico-estetico al nostro presente necessita di un pensiero critico drammaturgico che tracci i confini tra pensiero epico, figura eroica e forma, tra forza e potere in campo per poterne trarre il vero significato: chi ha la forza ha anche il potere? o il vero potere è di chi non riconosce la forza e la violenza, dopo averle subite, come ineluttabili? Un teatro che abbia il proprio agone nella contemporaneità non ne può prescindere, la poesia - terribile arma di difesa - non ne può prescindere.
Trasmissioni da Omero e dall’Iliade o il poema della forza di Simone Weil
Drammaturgia, imagoturgia Francesco Pititto
Composizione performativa, installazione, costumi Maria Federica Maestri
Campi sonori Andrea Azzali
Interpreti Tiziana Cappella, Francesca Grisenti, C.L. Grugher, Lorenza Guerrini, Aldo Rendina, Sandra Soncini, Carlotta Spaggiari
Performer in video Guglielmo Gazzelli, Paolo Maccini, Lino Pontremoli, Luigi Moia, Marco Cavellini, Massimiliano Cavezzi, Delfina Rivieri
Cura progetto Elena Sorbi
Organizzazione Ilaria Stocchi
Comunicazione, ufficio stampa Giovanna Pavesi
Diffusione, cura grafica Alessandro Conti
Cura luci Maria Federica Maestri, Alice Scartapacchio
Responsabile di produzione Giulia Mangini
Assistenza tecnica Lucia Manghi, Dino Todoverto
Documentazione fotografica Elisa Morabito
Documentazione video Amedeo Cavalca
Secondo operatore video Niccolò Morelli
Produzione Lenz Fondazione
Première 4 giugno 2026
«Entrò non visto il gran Priamo, e standogli accanto strinse fra le sue mani
i ginocchi d’Achille, baciò quella mano tremenda, omicida, che molti figli gli uccise»
«What do you want?» («Cosa vuoi?»), Floyd rispose: «Please, the knee in my neck,
I can't breathe, sir» («La prego, il ginocchio al collo, non respiro»)
Da Priamo che implora pietà inginocchiato ai piedi di Achille, a George Floyd che muore steso a faccia in giù su un marciapiede soffocato dalla pressione sul collo del ginocchio dell’agente di polizia Derek Chauvin, un unico universo di violenza e sofferenze.
Al centro della nuova azione performativa di Lenz è il corpo umano cementato nella posizione dei perdenti, degli sconfitti, delle vittime che implorano pietà ai piedi del carnefice, condizione tragicamente ricorrente nell’epos omerico.
ECUBA Genitrice_Tiziana Cappella
PRIAMO Genitore_Guglielmo Gazzelli
ETTORE Figlio_Paolo Maccini
PARIDE Figlio_ Lino Pontremoli
TROILO Figlio_ Luigi Moia
POLISSENA Figlia_Francesca Grisenti
ELENO Gemello di Cassandra_C.L. Grugher
CREUSA Figlia_Lorenza Guerrini
POLIDORO Figlio_Aldo Rendina
DEIFOBO Figlio_Marco Cavellini
POLITE Figlio_Massimiliano Cavezzi
LAODICE Figlia_Delfina Rivieri
CASSANDRA Figlia_Carlotta Spaggiari
ELENA Straniera_Sandra Soncini
Debole non è chi supplica/Ma forte porta la guerra al cuore/ E all’anima/Di chi ti guarda/vede/
E poi ti ascolta/E ti darà la mano/E ti darà pietà/Ti farà nascere ancora/Ancora in piedi/
Fino a quando/Ti piegherai/Fronte a terra/Per ringraziare
Dal testo originale di Iliade #2 Ginocchia
Ecuba, Cassandra, Polissena, Creusa, Elena, Polidoro, Eleno, Priamo, Ettore, Paride, Troilo, Deifobo, Polite, Laodice queste le figure agenti di un’azione collettiva che per/forma un contemporaneo spazio anatomico e poetico. Sette corpi presenti e sette assenti, la cui assenza è tanto di più di una acuta presenza, e pensando a Cristina Campo e alla sua tigre/anima, la ferocia della mancanza della persona amata diventa un canto infinito, una preghiera per un’altra preghiera rivolta a chi la deve ascoltare nel mondo dei morti.
Priamo, Ettore, Paride, Troilo, Deifobo, Polite, Laodice indossano i volti di Guglielmo, Paolo, Lino, Luigi, Delfina, Massimiliano, Marco attori di una stagione indimenticabile dove performare significava abitare il confine tra vita reale e vita artistica, esseri dotati di poesia al naturale senza copertura o infingimenti. Nelle immagini/trasfigurazioni rivivono nello spazio di un anfiteatro anatomico introducendo i corpi reali e agenti di Francesca, Sandra, Lorenza, Carlotta, Tiziana, Aldo, Grugher in un dialogo tra il qui e l’altrove, in un unico spazio senza tempo.
Per chi agisce creando nuove forme dal vivo l’imagoturgia mostrerà le gambe, le ginocchia che si piegano e toccano terra, di fronte e di profilo in movimento lento della durata di otto minuti e quarantacinque secondi per ogni performer, ad avvolgere visivamente le sette sequenze di pietas umana, come gli stracci bianchi e i teli neri che colorano la sala anatomica ora teatro della violenza subita.
La forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa.
L’Aula Giorgio Canuto, del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma all’interno di uno dei Padiglioni storici dell’Ospedale Maggiore, è lo spazio del compimento performativo di Ginocchia.
Si presenta sotto forma di anfiteatro anatomico a gradini concentrici in legno al centro del quale il corpo umano sarà studiato e valutato dallo spettatore/osservatore.
L’architettura dell’aula manifesta il trionfo dello sguardo come nuovo mezzo privilegiato per accedere alla conoscenza del corpo oggetto di violenza e si apprende la competenza nella valutazione del danno alla persona nel campo della responsabilità penale, civile, assicurativo sociale e privato.
Lo spazio identificativo dell’esito della violenza perpetrata e subita dalle vittime diventa, attraverso l’installazione artistica, il luogo in cui dare riparazione alle vittime, esibendo i corpi violati, fornendo prove, testimonianze, documenti.
Installazione
Si riferisce al nome del canto processionale che accompagna la presentazione e la preparazione dei doni sull’altare per la celebrazione. Di tutti i canti è il più misterioso quanto alle sue origini ed alla sua evoluzione, strettamente connesse alla storia complessa del rito delle offerte sull’altare.
Gli elementi che compongono l’installazione sono presentati al vedere e offerti al toccare.
Elementi preesistenti nell’aula
Gradinata ad anfiteatro n. 6 ordini di sedute _ n. 4 scalinate _ n. 1 schermo m. 9.50
n. 1 lavagna m. 9.50 collocata sotto lo schermo _ n. 2 lavandini in ceramica
n. 1 cattedra in legno _ n. 1 monitor _ n. 1 podio per conferenze
Elementi installati
n. 4 lavandini dotati di acqua allineati a quelli già presenti _ n. 1 piccola vasca da bagno in plastica bianca
n. 2 wc _ n. 2 bidet _ n. 1 tagliere in acciaio e polietilene larghezza cm. 40x40 altezza cm.120
n. 1 lettino ginecologico _ n. 2 tavole per ginocchia in acciaio con ginocchiere e cuscinetti per cemento
n. 12 asciugamani di spugna bianchi _ n. 12 lenzuola bianche
kg. 50 di stracci bianchi pezzame di prima scelta da lenzuola di cotone
Elementi posizionati
Durante l’azione performativa in sequenze temporali successive
n. 5 roller in acciaio carrelli portabiancheria portata kg. 720 _ n. 1 barella con rotelle
n. 6 sacchi mortuari neri _ m. 50 di stoffa velluto nero
kg. 50 di stracci bianchi pezzame di seconda scelta materiale misto
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Installazione site-specific
Intero 20 €
Ridotto studentə / insegnante / dipendente AUSL / under 30 / over 65 12 €
Ridotto Università di Parma e scuola Toschi 6 €
Info e prenotazioni: tel. 0521 270141 | whatsapp 335 6096220 | mail info@lenzfondazione.it
Ospedale Maggiore, ingresso pedonale consigliato: via Gramsci 14, Parma
Viale Istituti Universitari, Traversa 3C, Aula Giorgio Canuto
Per raggiungere l'Aula Canuto è necessario percorrere 300 metri a piedi, partendo dall'ingresso principale di via Gramsci.
È possibile ingrandire la mappa con il percorso indicato cliccando qui