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Hamlet al Teatro Farnese


Progetto Hamlet 2009_2013


Hamlet, tratto dal capolavoro di William Shakespeare, per la regia di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, è interpretato da attori ex lungodegenti psichici del manicomio di Colorno, ora ospiti di una comunità terapeutico-riabilitativa, e da un nucleo di attori sensibili da anni protagonisti delle più significative opere di Lenz.

Hamlet rappresenta la summa di una lunga e profonda esperienza laboratoriale ed artistica che ha messo al centro della poetica e dell’estetica di Lenz Fondazione la sensibilità psichica dell’attore contemporaneo.


Dopo aver indagato i demoni di Faust, i disinganni di Sigismondo ne La vita è sogno e le inquietudini dei personaggi büchneriani – Woyzeck, Lenz, Leonce e Lena, La Morte di Danton -, la lunga ricerca sull’Amleto prende forma nella piena verità della finzione.


Il progetto


Il linguaggio teatrale di Lenz Rifrazioni (oggi Fondazione) si fonda su un’estrema e radicale fedeltà alla parola del testo. Nella ricerca dello stato eroico dell’attore il teatro prende forma nell’oscillazione tra debolezza e forza, vulnerabilità e potenza del corpo parlante. Lo stato estremo del sentimento, la passione che muove e spinge verso la morte, l’uccisione tragica dell’eroe, la condizione del sogno e del reale, il mistero della condizione umana, sono generati dall’atto della parola, il pieno corpo della voce. Il confine mitico delle opere shakespeariane è segnato da due linee fondamentali: la lingua originaria e la rinascita della parola nel corpo dell’attore. Il suono straniero ma non estraneo della lingua inglese della fine del Cinquecento, attraversando il corpo in esilio dell’attore, può ritornare a cantare il verso della nostalgia nella verità della scena. Ponte polifonico tra antico e moderno, tra generale e particolare, tra lingua e dialetto, l’Hamlet di Shakespeare si fa eco potente dell’arte del teatro nella contemporaneità e nel rinnovamento del linguaggio. Poesia, drammaturgia, regia, lavoro dell’attore – tra ventesimo e ventunesimo secolo – di nuovo a ricercare insieme le condizioni della nascita, dello svelamento, dell’esistere e del non esistere, dell’enigma e dell’impossibilità del rappresentare.


Hamlet, tratto dal capolavoro di William Shakespeare, per la regia di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, è interpretato da attori ex lungo degenti psichici del manicomio di Colorno ora ospiti di una comunità terapeutico-riabilitativa e da un nucleo di attori sensibili da anni protagonisti delle più significative opere di Lenz. Dal 2000 il gruppo sperimenta le proprie capacità espressive in un laboratorio permanente condotto in collaborazione con il Dipartimento Assistenziale Integrato di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche dell’Ausl di Parma.

Hamlet rappresenta la summa di una lunga e profonda esperienza laboratoriale ed artistica che ha messo al centro della poetica e dell’estetica di Lenz Rifrazioni la sensibilità psichica dell’attore contemporaneo. Liliana Bertè, Franck Berzieri, Guglielmo Gazzelli, Paolo Maccini, Luigi Moia, Lino Pontremoli, Delfina Rivieri, Vincenzo Salemi, Mauro Zunino insieme a Elena Varoli e Barbara Voghera, già straordinaria interprete dell’Hamlet nella messinscena del 1999, creano con potenza sorprendente un grande affresco tragico sull’esistenza umana.


Dopo aver indagato i demoni di Faust, i disinganni di Sigismondo ne La vita è sogno e le esistenze spezzate dei personaggi della tetralogia büchneriana (Woyzeck, Lenz, Leonce e Lena, La Morte di Danton), la ricerca sull’Amleto prende forma nella piena verità della finzione. L’asimmetria strutturale del testo, il suo perfetto disequilibrio drammaturgico aderiscono profondamente all’asimmetria psichica degli attori che lo incarnano. Gli interpreti innestando i nodi concettuali e tematici dell’Hamlet nel proprio paesaggio intimo hanno intensamente dialogato, in un lungo lavoro laboratoriale durato due anni, con le parole del dramma fino a produrne una vera e propria riscrittura emotiva, personale ed unica.


Nella creazione di Lenz si stratificano due piani monumentali: il primo è quello testuale, l’Hamlet è il capolavoro fondativo del teatro e della letteratura occidentale moderna, il secondo è quello umano nella complessità ed enormità delle sue pulsioni: la “patologia” di Amleto, la rappresentazione della sua pazzia, coincidono infatti con il vissuto umano degli interpreti, vita e testo sono in totale adesione e in una compenetrazione poetica assoluta.

Il progetto di ricerca sull’Amleto si è strutturato in tre studi preparatori – H=177 Lb, H 1|2|3, H 4|5|6 – e in tre macroallestimenti scenici: dopo le elaborazioni drammaturgiche preliminari, la scrittura scenica dell’opera è stata completamente ritradotta in quattordici sequenze che si sono riconfigurate e ricomposte drammaturgicamente nelle tre diverse mise-en-espace. Hamlet è stato infatti installato in tre importanti complessi storico-monumentali della provincia di Parma: nel 2010 nella tardocinquecentesca Rocca dei Rossi di San Secondo, nel 2011 nel piano nobile della sontuosa Reggia di Colorno ed infine nel 2012 nel Complesso della Pilotta di Parma, prestigioso epicentro culturale del territorio che comprende il seicentesco Teatro Farnese. Nel 2012 Hamlet di Lenz Rifrazioni è entrato inoltre a far parte dell’archivio video&performance Global Shakespeares, piattaforma on line coordinata dal Prof. Alexander Huang della George Washington University che raccoglie interventi, contributi ed opere dei più eminenti studiosi di Shakespeare a livello mondiale.


Introduzione


Dopo gli allestimenti monumentali dell’opera alla Rocca dei Rossi di San Secondo e alla Reggia di Colorno, l’Hamlet viene installato nelle sale museali del Palazzo della Pilotta e nel Teatro Farnese, considerato il più compiuto e maestoso esempio di teatro barocco del mondo.

Come nelle precedenti mise-en-espace, le diverse scene dell’opera shakespeariana si snodano lungo un percorso complesso attraverso i diversi luoghi della struttura architettonica, seguendo la fitta trama di un labirinto spaziale e mentale rifrazione dei molteplici nodi dell’enigma amletico contemporaneo.


Non esistono in Europa altri esempi – come l’Hamlet al Teatro Farnese – in cui si siano congiunte unicità del monumento storico e unicità del sentimento artistico e umano secondo modalità così sperimentali, l’accesso ai luoghi del privilegio da parte di chi mai ne ha posseduto alcuno con l’incarico “sovrumano” di esaltarne la bellezza in un unicum irripetibile.

L’eccezionalità dell’evento tra innovazione culturale e sensibilità sociale, tra storia e contemporaneità, tra patrimonio dell’umanità e arte performativa ha raggiunto una visibilità in campo nazionale e internazionale.

Crediti

Traduzione | drammaturgia | imagoturgia | Francesco Pititto

Regia | scene | costumi | Maria Federica Maestri

Musica | Andrea Azzali_Monophon

Interpreti | Franck Berzieri | Giovanni Carnevale | Guglielmo Gazzelli | Paolo Maccini | Luigi Moia | Delfina Rivieri | Vincenzo Salemi | Elena Varoli | Barbara Voghera

Responsabile del progetto riabilitativo | Paolo Pediri

Direzione scientifica | Rocco Caccavari

Produzione | Lenz Rifrazioni

Media

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Rifrazioni

Il Sole24ore


Giuseppe Di Stefano

L’Amleto recitato dai «matti» che libera la mente


Può questo capolavoro assoluto indagato infinite volte, attualizzato, destrutturato, contaminato, offrirsi ancora inedito e inesplorato nel suo scandaglio e regalarci ulteriori significati? Mai rappresentazione di Amleto è stata così destabilizzante ai nostri sensi come questa di Lenz Rifrazioni.

Con quest’opera, ritradotta nei nodi concettuali e tematici per trarne una nuova espressività, la lunga ricerca teatrale condotta dalla compagnia parmense giunge ad un esito spiazzante di riscrittura drammaturgica su corpi borderline in cui, il confine tra amore, follia e morte, trova ulteriore senso. Umano e artistico. Ad incarnare le parole shakespeariane, abitandole con un’aderenza emotiva, personale ed unica, che s’innerva nel tessuto mentale e fisico degli stessi attori “sensibili” diretti da Federica Maestri e Francesco Pititto, sono un gruppo di ex degenti psichici del manicomio di Colorno e ora ospiti della comunità terapeutico-riabilitativa di Pellegrino Parmense.

Corriere Nazionale


Tommaso Chimenti

L’Hamlet di Lenz: irrazionale e metafisico

Attori ex degenti psichici all’interno del Teatro Farnese di Parma


Partiamo dall’equazione Amleto uguale Cristo. Cominciamo così come una bomba al mercato. Come gas in un suk. Amleto, figlio orfano solo a dover fronteggiare il potere, l’abuso, gli affetti che gli hanno voltato le spalle, la pazzia, il non essere creduto, a dover farsi portavoce e vessillo e vendetta per opera del padre. Gesù inviato sulla terra per farsi credere figlio di Dio, operazione impossibile, a portare il verbo del padre, a vendicare con gli atti i precetti inascoltati del genitore, a dare la nuova via, a solcare, anche con il sangue, la nuova terra. Amleto è Gesù anche in un’immagine folgorante che Lenz appronta nelle stanze sotterranee del Palazzo della Pilotta, dove due Amleto sdoppiati stanno come ladroni ai lati di una croce vuota e deserta (…)

Terza volta in tre anni che i parmigiani Lenz Rifrazioni, al secolo la regista, scenografa e costumista Maria Federica Maestri e il drammaturgo e fotografo Francesco Pititto, mettono in scena il capolavoro shakespeariano con attori ex degenti psichici dell’Ospedale Psichiatrico di Colorno, al fianco della loro attrice storica, Barbara Voghera, ragazza affetta dalla sindrome di Down, carica di una forza recitativa, di un controllo emozionale e di un’espressività vocale eccezionali ed impetuosi (…) Il viaggio (difficile da gestire lo spostamento di sessanta spettatori a replica, un plauso alla professionalità di tutte le addette), perché letteralmente è itinerante, ed è una via crucis nei meandri del Palazzo della Pilotta, passando nella Galleria Nazionale e sfociando dentro il Teatro Farnese, come essere dentro le viscere del protagonista, nei suoi pensieri offuscati, nelle eco che si perdono, nei passi incomprensibili, nelle sue vene occluse, nei suoi incubi più laceranti e dubbiosi, nei suoi intestini deviati, cadendo, cercando nel buio senza luce, nelle nebbie che non permettono di vederci chiaro, di capire, di trovare un proprio posto nel mondo.

È un Amleto in pillole dove contano più che le frasi, le parole, dove rimangono impressi più che le mani, gli occhi che forano, sfondano, bucano il teatro e si fanno terreni, concreti, lì ed ora, chiedendo conto, responsabilità, domande. Hanno occhi vitrei e movimenti rallentati ma sono esplosivi ed elettrici, ironici e concentrati, densi e intensi: Delfina è Ofelia, Giovanni, il teorico ed intellettuale del gruppo, è Laerte, Enzo, Paolo, Barbara sono altrettanti Amleto in un continuo scambio di persona, tra fantasia e sogno, Frank è la Regina Gertrude (…) Catacombe e sotterranei, vicoli e pertugi nella minuzie di parole antiche, qui rinnovate, nella grandezza pomposa di un passato artistico, qui in penombra, come un mondo in decadenza, fuori e dentro di noi (…).

Gazzetta di Parma


Valeria Ottolenghi

«Hamlet» di Lenz: attori «sensibili» al Teatro Farnese


Subito di notevole fascino, una visione/ascolto che incanta, la prima parte dello spettacolo, che si svolge sullo scalone monumentale che conduce all’ingresso del Teatro Farnese, dove sono proiettate alcune intense, chiare, vaste immagini, mentre il primo dialogo si svolge a distanza, il pubblico che segue, una creazione itinerante, per successive soste: è giunto negli spazi della Pilotta, dopo la Rocca di San Secondo e la Reggia di Colorno, l’ Hamlet di Lenz Rifrazioni, con un testo che rielabora l’opera shakespeariana assorbendo, mescolando esperienze di vita degli «attori sensibili», in nuove scie di senso e commozione. E si moltiplica la dimensione del potere con la coppia regale posta sul palcoscenico del Teatro Farnese, mentre Amleto andrà avvicinandosi alla madre lungo quella passerella che più tardi andrà attraversando Ofelia per andare a morire nell’acqua…di grande efficacia, una speciale densità di valori interpretativi e turbamenti, le scene in questo magnifico spazio, così come pare assumere echi di scavo psicanalitico il successivo passaggio nella penombra sotto le gradinate: sono parse invece più dispersive, specie rispetto l’indimenticabile allestimento di Colorno, le scene centrali, all’interno di alcune sale della Pinoteca. Schermi, proiezioni, ruoli moltiplicati per questo Hamlet, traduzione, drammaturgia, imagoturgia di Francesco Pititto, regia, scene, costumi di Maria Federica Maestri, interpreti Liliana Bertè, Franck Berzieri, Giovanni Carnevale, Guglielmo Gazzelli, Paolo Maccini, Luigi Moia, Delfina Rivieri, Vincenzo Salemi, Elena Varoli, Barbara Voghera, musica di Andrea Azzali/Monophon. Quotidianità di parole e sconcertanti abissi di spaesamenti convivono meravigliosamente, lasciando anche spazio, in alcuni passaggi, al sorriso (…).

Teatro e Critica


Andrea Pocosgnich

Hamlet di Lenz Rifrazioni: il giudizio e la sua messa in crisi


I primi passi nel Palazzo della Pilotta da subito si appesantiscono della grandezza che ci circonda, sulle scale che portano al teatro due attori ci accolgono, a sinistra capiamo che c’è Amleto (Paolo Maccini), neutro, non manifesta un’emozione, sarà la sua maschera naturale per tutto lo spettacolo, a destra Barbara Voghera, è Amleto anche lei, ma la sua interpretazione si oppone diametralmente al primo: si arrampica letteralmente sulla sillabazione della riscrittura di Francesco Pititto, lotta con tutte le forze contro gli impedimenti di pronunzia che le imporrebbe la sindrome di down; cercherà nel suo corpicino una risonanza modulata da continue contrazioni. Sul ballatoio i primi video proiettati (nei quali appare anche il fantasma del padre), ma saranno numerosi e accoglieranno lo spettatore in ogni spazio caratterizzando l’intera scrittura scenica di Maria Federica Maestri. Da sempre questo Amleto è nomade, nel percorso interno dello spettacolo e nella perenne ricerca di spazi non abituali dove installare le proprie emozioni e contraddizioni. Dopo la Rocca dei Rossi e la Reggia di Colorno la collaborazione tra le istituzioni e la compagnia ci ha consegnato questa piccola e fragile utopia del Farnese, purtroppo dissolta con una serata di anticipo a causa del terremoto emiliano.

PaneAcquaCulture


Renzo Francabandera

L’Hamlet di Lenz Rifrazioni

A fine maggio un evento di particolarissima delicatezza in uno scenario incantevole nella città di Parma



La ripresa dell’Hamlet di Lenz Rifrazioni è a suo modo un evento. Dopo gli allestimenti alla Rocca dei Rossi di San Secondo (2010) e alla Reggia di Colorno (2011), Lenz ha riproposto la sua rilettura del classico di Shakespeare diretta da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, nell’ultima settimana di maggio all’interno della stupenda cornice del Teatro Farnese di Parma. Con cadenza annuale, dunque, questo itinerario esperienziale porta gli spettatori all’interno di un percorso-confronto con l’altro da sé e con il sé fragile che con più difficoltà accettiamo. Il cuore di questo lavoro, persino della stesura drammaturgica e della più profonda intimità che l’allestimento emana, è dovuto alla partecipazione, in qualità di attori, di alcuni degli ospiti della Comunità Terapeutico Riabilitativa, per un’esperienza iniziata oltre dieci anni fa in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Parma.


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