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Consegnaci, bambina, i tuoi occhi


Prima trasposizione teatrale assoluta del testo La Ballata di Cappuccetto Rosso di Federico García Lorca (Ugo Guanda Editore 2005), poema in versi scritto nel 1919 dal grande poeta e drammaturgo spagnolo e rimasto sconosciuto fino a metà degli anni Novanta. Le sale della Reggia di Colorno sono al centro di un’ampia installazione di visual e performing art. Il testo, ritradotto e adattato per la rappresentazione teatrale, presenta, grazie alla particolare scrittura poetica e alla struttura narrativa, caratteristiche particolarmente stimolanti per la ricostruzione di un paesaggio poetico i cui confini, territoriali e culturali, si spingono alle origini dell’immaginazione e della memoria infantili dell’intera Europa.

Introduzione


All’interno di questa fiaba originale e di grande forza estetica seguiamo il cammino di Cappuccetto Rosso perduta in un bosco oscuro di memoria dantesca, abitato da fiori e farfalle crudeli, esseri mostruosi che vogliono strappare la purezza infantile dei suoi occhi. Ma il cammino trascende la natura prima del corpo per accedere al luogo dell’illuminazione spirituale. Attraverso il bagno santo, l’immersione in un ruscello battesimale, inizia il viaggio di Cappuccetto Rosso nel Paradiso. La sua guida è San Francesco d’Assisi, il “poverello” giullare di Dio, che ama ogni essere del creato: in un rapporto di continui rincorrersi e cercarsi il viaggio prosegue tra sogno e finzione, tra citazioni bibliche e riferimenti danteschi, tra elementi del racconto popolare e suggestioni colte. La scoperta di un mondo sconosciuto e tutt’altro che rassicurante si allea, poeticamente, ad una serie di incontri-visioni che culminano con la santità volgare di San Apapucio Pappagorgia, invenzione lorchiana estremo segno di bruttezza in un luogo – il Paradiso – che dovrebbe contenere essenze di bellezza e spiritualità. Un canto deturpato pieno di immagini e parole sull’abbandono della purezza e la recisione netta dei sogni di poesia e di amore: un viaggio-percorso per un numero limitato di spettatori in diciassette affascinati sale della Reggia di Colorno. Un’azione performativa itinerante all’interno della quale la favola lorchiana si costruisce un proprio mondo autonomo di creazione materica e installativa: tra videoproiezioni, oggetti contemporanei che denotano contesti favolistici, corpi veri e corpi finti in un museo generativo di linguaggi artistici che sorreggono un grande percorso filologico di illuminazione del sostrato filosofico ed estetico della ballata lorchiana. La selva buia e pericolosa che attrae smarrimento, un Paradiso capovolto abitato da santi sporchi e brutti, divinità pagane e figure mitologiche, una Vergine crocifissa e sottratta alla sua iconografia di bellezza e perfezione, un San Francesco che nel distacco dalla bambina si mostra come identità oscura di tutti gli spiriti irregolari del creato, dopo aver percorso le soglie più sotterrane dell’umano. Il lupo e la lepre, figure mitiche tra favola e tragedia, custodiscono la bambina ritornata nella selva, elevandola a eroina tragica dell’amore in un mondo che né il poeta, né San Francesco, né l’intera umanità potrà mai più raggiungere.

Crediti

da La Ballata di Cappuccetto Rosso di Federico García Lorca

creazione || Maria Federica Maestri | Francesco Pititto

traduzione | drammaturgia | imagoturgia || Francesco Pititto

regia || Maria Federica Maestri

installazione scenica | costumi | elementi visivi || Maria Federica Maestri

musiche originali || Robin Rimbaud / Scanner

cura Progetto || Lisa Gilardino

interpreti || Barbara Voghera | Valentina Barbarini

disegno luci || Gianluca Bergamini, Andrea Morarelli

fonica || Stefano Glielmi

produzione || Lenz Rifrazioni

durata || 80 min

première || Colorno, Piano Nobile della Reggia, XIII ed. Festival Internazionale Natura Dèi Teatri, 14 novembre 2008


Il progetto artistico è realizzato grazie al sostegno della Fondazione Cariparma, della Provincia di Parma e del Comune di Colorno.

In collaborazione con AUSL di Parma_Dipartimento di Salute Mentale

Si ringraziano la Comunidad de Herederos de Federico García Lorca per la concessione dei diritti d’autore e Ugo Guanda Editore

Immagini

Media

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Rifrazioni

La Differenza


Massimo Marino

Stanze in fondo


Ci sono giocattoli, fiori di plastica, apparizioni attraverso fughe di stanze, croci indossate per un cammino di liberazione che assomiglia a una passione dalla protagonista, piccola, inerme, dalla voce densa come miele, piena di tremori e piccole sicurezze, con il calore vibrante e un po’ rauco di chi sa, nonostante la paura, dove andare. Tra i santi abbandonati, in trionfi di panini, con le mandibole in eterno movimento, c’è il mangia-sempre-tutto San Trippone (San Apapucio Pappagorgia nell’originale). E ci sono anche dèi pagani, come Eros, che ferisce a morte Caperucita. Solo una vecchia Madonna, interpretata da Francesco, lupo amoroso e feroce nei panni sadomaso di una giovane bagascia, potrà medicarla, precipitandola, tremante ancora di quella bestia fuggente che è amore, nel bosco dell’incubo iniziale. Mentre le parole del poeta parlano dei sogni che non devono morire e affidano la custodia di questa campionessa dell’immaginazione e di una fanciullezza minacciata e svanita a una lepre e a un lupo (ancora), la fantasia degli autori, più perfidamente, ci insinua l’idea che nessuna consolazione sia possibile in quella foresta insidiosa, mortale, che è la vita.

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