Une image
n’est pas forte
parce qu’elle est brutale
ou fantastique
mais parce que
l’association des idées
est lointaine
lointaine
et juste
J.L. Godard
I corpi dei performer diventano simulacri mitici in grado di riflettere le pulsioni poetiche ovidiane attraverso un percorso formativo, costruito su un’impalcatura di attrazioni e repulsioni, contatti e allontanamenti, maturazioni e distruzioni reciproche. La lingua latina entra nella dimensione performativa creando una cornice testuale di grande tensione simbolica: le parole si imprimono nelle sequenze fornendo un supporto artistico visionario che astrae lo sguardo dalle azioni sceniche. La parola si fa verbo assoluto dentro ai corpi dei performer creando un tessuto sonoro stratificato dove l’identità pre-umana della mole informe ed originaria diviene, dopo un processo estremo di evoluzione, la leggenda della nascita dell’uomo.
GOD.SEPARATION OF ELEMENTS. La jeune fille presenta ed espone il proprio corpo nudo prima che una serie di “cose mal combinate fra loro” inizi la sovrapposta architettura degli elementi materici e cromatici. Prima e dopo il corpo femmineo si de-costruisce e ri-costruisce mutando forma e contenuto – ante mare et terras … -, la storia sconosciuta che ogni segno/indumento porta con sé ri-forma senso prima e dopo il qui-e-adesso del corpo che ci appare. Informa e confusa la sovrapposizione edifica – piano su piano – una nuova trama gestuale e corporea, gli oggetti letteralmente si incarnano, deformano il profilo, creano la nuova sagoma, il simulacro dell’umano.
La jeune fille, ora unicum di valori semantici, separa e distribuisce ai nuovi nati – in ordine e armonia – il frammento necessario al procedere della creazione estetica. Nuova storia viene generata dalla ri-forma e dal generarsi di nuova espressività, non il contrario. Due corpi si sono aggiunti agli elementi, uno maschile già segnato dal tempo e uno femminile sensibile rifrazione dell’originario.
THE EARTH AND THE SEA. Ma nel comporre la nuova scena del globo, la dea primaria della suddivisione tra cielo e terra invia la terza imago – armandola di parola e voce – ad annunciare al mondo il nuovo Tutto, testi già scritti per il genere umano rinascente.
THE FIVE ZONES. La jeune fille Marion, vissuta un tempo dentro i confini di un libro – “La morte di Danton” di Georg Büchner – enuncia ancora il proprio doppio tra uomo e Natura, tra coscienza e in-coscienza “io sono diventata come il mare che tutto ingoia e si agita sempre più nel profondo”.
THE FOUR WINDS. Gira, gira, più veloce della terra, la donna che abbraccia non un solo amore ma tutto l’amore.
HUMANKIND, il genere umano con le sue teste a forma di palla. A forma di mondo. Inizia la generazione delle stirpi, madri e padri, figli e sorelle, su lettini anatomici dove le procreazioni e le morti si susseguono incessanti e terrificanti, dove i figli incolpano i padri e le madri delle sofferenze e delle fatiche indicibili a loro inflitte da nascite non richieste, delle gioie e degli entusiasmi a termine scanditi dai ritmi matematici dell’evoluzione e del continuo divenire. Natus Homo est.
HUMANKIND: il creato vuole creare, a sua forma e somiglianza, come cranio una palla tonda. L’artefatto vuole farsi artefice, ma il prodotto è debole, non regge la fatica del mondo. Il simulacro del dio ora è simulacro di se stesso, mentre il dio lo guarda da lontano.
HUMANKIND. “Che cosa è l’uomo? Come è possibile che esista una cosa che fermenta e bolle come un caos?” Si chiede il vecchio – come si interrogava Hölderlin nel suo Iperione -, accudito dalle figlie che prima l’hanno maledetto, adesso è asciugato e solo, pronto alla prossima incontinenza, al defluire di ciò che è rimasto della propria potenza fisica, solo nella sofferenza dell’abbandono, con le figlie testimoni della propria, intima e profonda, sconfitta.
GOLDEN, SILVER, BRONZE, IRON AGE. Ma l’uomo si rigenera, o meglio la femmina più del maschio. La rigenerazione è sviluppo drammaturgico, è mutamento – metamorfosi, radical change, chaos -, la trama dell’illusione e dell’invenzione, della menzogna e della poesia, del fetore e del profumo dell’umano: Shakespeare. “Vieni amaro condottiero, vieni schifosa guida! Tu pilota disperato –“. Il vecchio si cala le braghe e mostra le nudità raggrinzite dal tempo, si vendica dei corpi più giovani e delle parole belle di mondi inventati. E’ un maschio senza più parole, solo rumore di desiderio, di caccia, di apprensione. Si accorgerà che il vero incorpora sempre, prima o poi, il falso: “Così con un bacio io muoio!”
Il vecchio si acconcia con pezzi del tempo trascorso, di altre ere. Altri segni.
Solo lasciti, partenze, un ultimo volgare gesto, ripetuto, agli dèi.