ORESTEA

ORESTEA da Eschilo
Progetto Triennale 2018-2020

#1 NIDI da Agamennone
#2 LATTE da Le Coefore
#3 PUPILLA da Le Eumenidi

Le tragedie che compongono l’Orestea di Eschilo rappresentano un’unica storia familiare suddivisa in tre episodi, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone e della sua amante-schiava Cassandra da parte della sposa Clitennestra (Agamennone), la vendetta del figlio Oreste che con la complicità della sorella Elettra uccide la madre (Le Coefeore), la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago (Le Eumenidi).

Il progetto scenico diretto da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto si compone di tre creazioni: #1 Nidi dall’Agamennone, #2 Latte, da Le Coefore e #3 Pupilla da Le Eumenidi; la potente traduzione sonora della trilogia è disegnata da Lillevan, artista tra i più significativi della scena elettronica musicale internazionale.

Per una rilettura contemporanea delle origini del tragico, si confrontano in un’imprescindibile necessità di fusione e in un dialogo scenico serrato le attrici sensibili e le attrici storiche dell’ensemble.

Impiantando i propri segni poetici sulla tragedia classica, la saga degli Atridi viene confinata alla dismisura estetica della patologia psichica dei personaggi, assumendo come oggetto d’indagine scenica l’iconologia dell’eccesso e della violenza.  Costretti in meccaniche congiunzioni ereditarie, in forzate coniugazioni genetiche padre, madre e figli sono determinati da sistemi psico-morali inconciliabili ed inevitabilmente destinati ad una irriducibile catena di compimenti distruttivi: Agamennone sacrifica la figlia Ifigenia pur di ottenere il potere e la benevolenza degli dèi; Clitennestra uccide il consorte colpevole dell’omicidio della figlia ed insieme a lui l’innocente Cassandra; i figli – Oreste ed Elettra – per vendicare l’assassinio dell’amato padre ammazzano la propria madre.

I protagonisti della tragedia abitano paesaggi neo-mitologici, luoghi di coercizione morale e di detenzione affettiva in cui si stratificano matericamente paure, orrori, passioni che affamano e divorano il corpus familiare. L’òikos scenico abitato dalla Famiglia è uno spazio di soggezione sentimentale e di dissonanze etiche, in cui l’opposizione tra onore e amore, ubbidienza e disobbedienza, subordinazione e superiorità può trovare risoluzione solo in un atto degenerativo.  Uccisa la madre e distrutta la casa, Oreste tenta di sfuggire alla punizione per il suo crimine contro natura e si rifugia in un luogo di transito, anonimo ed ostile, presidiato da figure multiple della madre. Duplicati livorosi di Clitennestra, le Erinni ne amplificano i tratti di violenza e il desiderio di vendetta. Neppure la presenza sedante delle divinità giuste, Atena e Apollo, può risarcire il danno, riparare il male, ma vertebrate celesti possono solo virare dolore e rabbia verso l’ottundimento emotivo, verso un’eterna salvifica tristezza.

#1 NIDI
da Agamennone di Eschilo

Nel primo capitolo della trilogia lo stato estremo del sentimento, la passione che muove e spinge verso la morte, l’uccisione tragica dell’eroe, il mistero della condizione umana prendono forma nell’oscillazione tra debolezza e forza, vulnerabilità e potenza del corpo psichico di Cassandra, la straniera profetessa di sventure, preda di guerra e schiava nella casa degli Atridi, raggio rifratto della fisica poetica e violata di Clitennestra.

L’installazione del primo capitolo evidenzia un piedistallo-nido che trae ispirazione formale dall’opera di Mario Merz, in cui i personaggi femminili della tragedia – Clitennestra e Cassandra – depongono e covano le proprie uova. La profanazione del nido innesca il conflitto tragico tra le forze, l’atto irreparabile che ne sentenzia la doppia morte.

Interpreti di #1 Nidi sono Sandra Soncini, protagonista delle più importanti creazioni di Lenz nel ruolo di Clitennestra, e  Carlotta Spaggiari, attrice sensibile, nel ruolo di Cassandra, già straordinaria incarnazione di Ermengarda nell’Adelchi e di Angelica nel ciclo ispirato all’Orlando Furioso; insieme a loro, nella funzione di Ifigenia e di Coro, Valentina Barbarini, icona di Lenz e interprete di Iphigenia in Aulide, primo paragrafo del dittico ispirato al mito di Ifigenia.

#2 LATTE
da Le Coefore di Eschilo

Ritornato nella casa dei genitori dopo l’allontanamento voluto dalla madre – vissuta un’infanzia orfana, umiliata e derisa – Oreste viene convinto dalla sorella Elettra ad istituire, in rivolta contro il potere materno, un collettivo infantile antiautoritario, intollerante, antagonista. Il compimento di atti estremi come la distruzione della casa e l’uccisione della madre, colpevole dell’assassinio del re e padre Agamennone, trasfigurano il bambino innocente in un adulto delirante e furioso.

In Latte, il secondo episodio tratto da Le Coefore, l’installazione scenica predispone – simmetricamente al nido/letto abitato dalla madre Clitennestra – alcuni elementi ordinari e attivi della fisica domestica: una tavola artificialmente nutritiva – inondata dal latte nero dell’odio ispirato alla Todesfuge di Paul Celan e ai vortici liquidi di Anish Kapoor – e la tana/culla in cui Oreste si nasconderà per sfuggire alla furia delle Erinni.

Interpreti di #2 Latte sono Barbara Voghera, nel ruolo di Oreste, attrice sensibile già interprete di Hamlet e delle maggiori creazioni di Lenz e Sandra Soncini, nel ruolo di Clitennestra; insieme a loro Lara Bonvini nel ruolo della sorella Elettra e Valentina Barbarini in funzione di Ifigenia e Coro.

 

#3 PUPILLA
da Le Eumenidi di Eschilo

Nell’episodio conclusivo della trilogia si attua la persecuzione del matricida Oreste da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago. Protagoniste dell’ultimo atto le divinità: Oreste, l’Ombra di Clitennestra, Atena, Apollo e le Erinni. In Pupilla, il terzo episodio tratto da Le Eumenidi, l’installazione scenica predispone, dopo la distruzione della casa compiuta da Oreste, uno spazio non domestico funzionalmente riferibile alla sala d’aspetto di un servizio pubblico; in questo luogo anonimo, sanificato dalle violenze emotive che li hanno tragicamente trasfigurati, i componenti della famiglia sperano di rettificare la propria identità e di riappropriarsi di un nuovo destino.

Interpreti di #3 Pupilla sono Barbara Voghera nel ruolo di Oreste, Sandra Soncini per l’Ombra di Clitennestra, Monica Barone – già interprete di Iphigenia in Tauride di Goethe e Gluck – nel ruolo di Atena, Carlotta Spaggiari nel ruolo di Apollo, Valentina Barbarini e Lara Bonvini nella funzione di Coro ed Erinni.

Drammaturgia e riscrittura | Francesco Pititto
Installazione, regia, costumi | Maria Federica Maestri
Musica | Lillevan
Cura | Elena Sorbi
Organizzazione | Ilaria Stocchi
Ufficio stampa, comunicazione, promozione | Michele Pascarella
Cura tecnica | Alice Scartapacchio, Lucia Manghi
Assistente | Marco Cavellini
Produzione | Lenz Fondazione

#1 NIDI
da Agamennone di Eschilo
Interpreti | Valentina Barbarini, Sandra Soncini, Carlotta Spaggiari
durata | 55’

#2 LATTE
da Le Coefore di Eschilo
Interpreti | Valentina Barbarini, Lara Bonvini, Sandra Soncini, Barbara Voghera
durata | 50’

#3 PUPILLA
da Le Eumenidi di Eschilo
Interpreti | Valentina Barbarini, Monica Barone, Lara Bonvini, Sandra Soncini, Carlotta Spaggiari, Barbara Voghera
durata | 45’

Orestea #1 Nidi – trailer:

Orestea #1 Nidi – integrale:

Orestea #2 Latte – integrale:

Sempre sul continuo e grave tessuto sonoro del musicista e compositore elettronico tedesco Lillevan, bestialità e umanità si scontreranno, pietà e giogo divergeranno, profezie e maledizioni si annienteranno. Cassandra diventerà prima uccello, poi lupo camminando a quattro zampe; Clitennestra invece cigno, simulando la morte dell’altra. Sulle note ciaicovskiane della “Morte del cigno”, lei, corpo tellurico, squassato, impazzito, danzerà forsennatamente in una perturbante sequenza coreografica a così alto tasso fisico ed emotivo da rimanere impressa nella nostra memoria di spettatore. (more)
Giuseppe Distefano, Exibart.
La violenza si intride nelle posture di una “iconologia dell’oppressione” quasi antologizzata: e ancora, una Cassandra-cane a quattro zampe sul pavimento bagnato di un’acqua che siamo autorizzati a immaginarci orina; lo sfregamento del volto sui segni neri tracciati sul pavimento che macchiano, presagio di clown nero, il volto di biacca della Soncini. Tutto è potente traduzione di un sentimento del tragico dove la violenza riproduce se stessa, di assassinio in assasinio, in una fuga di specchi all’infinito, che ci ingloba senza remissione. (more)
Franco Acquaviva, Sipario

La tensione, che si accumula senza controllo per 50 minuti, sfocia nella catarsi finale, il parto-morte-compenetrazione delle due protagoniste in una tana regale. (more)

Emanuela Zanon, Juliet Art Magazine

In termini tecnici, Nidi incarna sulla scena il concetto antico del miasma […] ogni quadro tragico genera sempre nuovi e diversi orrori, stavolta senza una forma apparente di salvezza […] Clitemnestra e Cassandra si mostrano entrambe distese sul letto, in posa di partorienti e anzi in preda alle doglie del parto, le quali tuttavia porteranno solo all’uccisione della profetessa e di Agamennone. Si tratta del punto in cui il miasma raggiunge il suo apice: persino nell’atto sacro del nascere, infatti, ciò che sorge è solo nuova morte e non una vita innocente. (more)

Enrico Piergiacomi, Università degli Studi di Trento