Imagoturgia

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Una "Imagoturgia" delle visioni, metamorfosi, epifanie, trasfigurazioni, documenti della rappresentazione. Nella vita e sulla scena. "Voi di nuovo qui/figure mosse –", come per Faust un ritorno all’origine, al Geisterreich. Gli attimi si confondono, si sovrappongono e si uniscono per poi dividersi, allontanarsi dalla scena della vita. Quel che è stato e quel che è. Non-cinema, non documentario, tanto meno fiction ma solo immagine.

L’immagine è solo la messa in scena di se stessa.

Madrid. Nella piazza la statua di Caldéron de la Barca sembra guardare a distanza le spalle della statua di Garcia Lorca. Entrambe guardano il teatro che a sua volta le guarda. In plaza Mayor la gente passa e si allontana dai suoi tanti angoli e passaggi per le vie di Madrid. Nelle stanze dell’Accademia di San Fernando riposano, tra le altre, le due opere di Goya "El Entierro de la Sardina" e "Casa de Locos". Due luoghi della mente in cui svanisce la nostra figura femminile, due visioni che urlano la festa pagana e la follia del reale.

Semíramis da "La hija de l’aire", Julia da "La dévocion de la cruz", Angela da "La dama duende": tre figure femminili di Caldéron nel corpo di una sola donna. A sua volta la donna – l’attrice – incorpora la moltitudine di segni/semi raccolti in tanti incontri con altre donne, frequentatrici dei margini della vita - Una linea che non c’è.