ORESTEA #1 NIDI

ORESTEA da Eschilo
Progetto Triennale 2018-2020

progetto suddiviso in tre capitoli: Nidi (2018), Latte (2019), Pupilla (2020)

L’Orestea è una trilogia formata dalle tragedie Agamennone, Le Coefore, Le Eumenidi e seguita dal dramma satiresco Proteo, andato perduto, con cui Eschilo vinse nel 458 a.C. le Grandi Dionisie. Delle trilogie di tutto il teatro greco classico, è l’unica che sia sopravvissuta per intero.

Le tragedie che la compongono rappresentano un’unica storia familiare suddivisa in tre episodi, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone e della sua amante-schiava Cassandra da parte della sposa Clitennestra (#1 NIDI), la vendetta del figlio Oreste che insieme alla sorella Elettra uccide la madre (#2 LATTE), la persecuzione del matricida da parte delle Erinni e la sua assoluzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago (#3 PUPILLA).

Innestando la propria poetica visionaria sulla tragedia classica Lenz restituisce la saga degli Atridi alla dismisura estetica della patologia psichica dei protagonisti. Realizzata per la parte visuale nei paesaggi neo-mitologici attraversati da Oreste, luoghi di detenzione e di coercizione, la creazione assume come oggetto d’indagine scenica l’iconologia dell’eccesso e della violenza. Per una rilettura contemporanea delle origini del tragico, si confronteranno in un dialogo scenico serrato gli attori storici e gli attori sensibili dell’ensemble di Lenz.

I protagonisti della tragedia abitano paesaggi neo-mitologici, luoghi di detenzione e di coercizione in cui si stratificano matericamente paure, orrori, passioni che affamano e divorano il corpus familiare. Lo stato estremo del sentimento, la passione che muove e spinge verso la morte, l’uccisione tragica dell’eroe, la condizione del sogno e del reale, il mistero della condizione umana prendono forma nell’oscillazione tra debolezza e forza, vulnerabilità e potenza del corpo psichico. In questa rilettura contemporanea del tragico, si confrontano in un’imprescindibile necessità di fusione linguistica, gli attori storici  e gli attori sensibili dell’ensemble di Lenz.

Nel primo capitolo tratto dall’Agamennone – #1 Nidi – l’installazione dell’opera evidenzia un piedistallo-nido, in cui i personaggi femminili della tragedia – Clitennestra e Cassandra – depongono e covano le proprie uova. La profanazione del nido – che trae ispirazione formale dall’opera di Mario Merz – innesca il conflitto tragico tra le forze, atto irreparabile che ne sentenzia la doppia morte.

Interpreti di #1 Nidi sono Sandra Soncini, grande protagonista delle più importanti creazioni della Compagnia, nel ruolo di Clitennestra e Carlotta Spaggiari, attrice sensibile, già straordinaria incarnazione di Ermengarda nell’Adelchi e di Angelica nel ciclo ispirato all’Orlando Furioso, nel ruolo di Cassandra. Insieme a loro, nella funzione di Ifigenia e di Coro, Valentina Barbarini, icona di Lenz e interprete del recente Iphigenia in Aulide primo paragrafo del dittico ispirato al mito di Ifigenia.

ORESTEA #1 NIDI
Da Eschilo
Drammaturgia | Francesco Pititto
Installazione, costumi, regia | Maria Federica Maestri
Interpreti | Valentina Barbarini, Sandra Soncini, Carlotta Spaggiari
Musica | Lillevan
Cura | Elena Sorbi
Organizzazione | Ilaria Stocchi e Loredana Scianna
Ufficio stampa e comunicazione | Michele Pascarella
Cura tecnica | Alice Scartapacchio
Assistente | Marco Cavellini
Produzione | Lenz Fondazione

trailer:

integrale:

 

Sempre sul continuo e grave tessuto sonoro del musicista e compositore elettronico tedesco Lillevan, bestialità e umanità si scontreranno, pietà e giogo divergeranno, profezie e maledizioni si annienteranno. Cassandra diventerà prima uccello, poi lupo camminando a quattro zampe; Clitennestra invece cigno, simulando la morte dell’altra. Sulle note ciaicovskiane della “Morte del cigno”, lei, corpo tellurico, squassato, impazzito, danzerà forsennatamente in una perturbante sequenza coreografica a così alto tasso fisico ed emotivo da rimanere impressa nella nostra memoria di spettatore. (more)
Giuseppe Distefano, Exibart
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La violenza si intride nelle posture di una “iconologia dell’oppressione” quasi antologizzata: e ancora, una Cassandra-cane a quattro zampe sul pavimento bagnato di un’acqua che siamo autorizzati a immaginarci orina; lo sfregamento del volto sui segni neri tracciati sul pavimento che macchiano, presagio di clown nero, il volto di biacca della Soncini. Tutto è potente traduzione di un sentimento del tragico dove la violenza riproduce se stessa, di assassinio in assasinio, in una fuga di specchi all’infinito, che ci ingloba senza remissione. (more)
Franco Acquaviva, Sipario