FÁBRICA NEGRA

La Fabbrica nella costruzione retorica e poetica di Calderón – la fábrica gallarda del universo – e il Nero che scolora i percorsi dell’eros mistico di Juan de la Cruz nello scuro e nell’oscuro dell’ascesi conoscitiva. Un corpo femminile penetra lo spazio della Grande Sala pregna dei segni della creazione artistica. Nella sua assoluta nudità il corpo umano in-cella la densità del verso poetico di Juan de la Cruz, la aggioga, la colpisce con il muscolo potente dell’umano in essere. Nella geometria rigorosa del movimento, la tensione ascetica della parola si dispone sul campo spaziale come una meccanica algebrica dell’inconoscibile: matematica di Dio.

 

In una notte oscura
Con ansie in amore infiammata,
Oh maledetta ventura!
Uscii senza esser notata,
Essendosi già casa mia calmata.

Nello scuro, e sicura
Per la segreta scala mascherata,
Oh maledetta ventura!
Nello scuro, e celata,
Essendosi già casa mia calmata.

Nella notte maledetta
In segreto, nessuno mi vedeva,
Né io guardavo alcuna cosa,
Senza altra luce e guida,
Tranne quella che nel cuore ardeva.

 

da Juan de La Cruz
Traduzione e regia | Francesco Pititto
Interprete | Sandra Soncini
Produzione | Lenz Fondazione
Durata | 30’

 

In Fábrica Negra, il corpo è vestito solo di ombra, di quella notte oscura che de la Cruz considera il luogo in cui i sensi prendono il sopravvento animati dal desiderio, dalla fame di contatto col Divino.

Tania Bedogni, PAC – Paneacquaculture, 12 dicembre 2017

 

Una meditazione scenica ardua, ermetica, vigorosa, rigorosa, priva di orpelli, che costringe la performer a una notevole concentrazione e ne rivela la generosità. Sandra Soncini ha un’esperienza solida di danzatrice-attrice e si vede: le sequenze di movimento evolvono per nodi e scioglimenti difficili, che richiedono perizia, controllo, abbandono.

Franco Acquaviva, Sipario, 6 dicembre 2017