CONSEGNACI, BAMBINA, I TUOI OCCHI

Nel 2017 Lenz Fondazione ripropone all’interno degli spazi industriali di Lenz Teatro Consegnaci, bambina, i tuoi occhi un’ampia installazione di visual e performing art creata nel 2008 per la Reggia di Colorno da Maria Federica Maestri e Francesco Pititto, prima trasposizione teatrale assoluta del testo La Ballata di Cappuccetto Rosso di Federico García Lorca (Ugo Guanda Editore 2005). Il poema in versi scritto nel 1919 dal grande poeta e drammaturgo spagnolo e rimasto sconosciuto fino a metà degli anni Novanta è stato ritradotto e adattato per la rappresentazione teatrale, grazie alla particolare scrittura poetica e alla struttura narrativa, caratteristiche particolarmente stimolanti per la ricostruzione di un paesaggio poetico i cui confini, territoriali e culturali, si spingono alle origini dell’immaginazione e della memoria infantili dell’intera Europa. La rivisitazione della favola dei Grimm, il rimando alla Divina Commedia di Dante, la passione poetica di Lorca costituiscono una potente metafora per una visione contemporanea del mondo reale.

In scena Barbara Voghera, storica attrice sensibile già protagonista di Hamlet e del fortunato progetto di dedicato alle fiabe dei Fratelli Grimm, insieme a Valentina Barbarini interprete-icona delle più recenti opere della fondazione. Le musiche originali di Consegnaci, bambina, i tuoi occhi – raccolte in un cd pubblicato da Horus Music – sono state composte da Robin Rimbaud / Scanner, musicista elettronico londinese, che ha recentemente realizzato insieme a Lenz Fondazione il Verdi Re Lear, opera musicale e visuale presentata con grandissimo successo nell’edizione 2015 del Festival Verdi. Scanner ha collaborato con musicisti come Radiohead, Bryan Ferry e Laurie Anderson e ha esposto e creato lavori nei più prestigiosi spazi dell’arte contemporanea tra cui l’Hayward Gallery di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, la Tate Modern Gallery di Londra, il Macba di Barcellona, il Moma di San Francisco, l’IRCAM di Parigi.

All’interno di questa fiaba originale e di grande forza estetica seguiamo il cammino di Cappuccetto Rosso perduta in un bosco oscuro di memoria dantesca, abitato da fiori e farfalle crudeli, esseri mostruosi che vogliono strappare la purezza infantile dei suoi occhi. Ma il cammino trascende la natura prima del corpo per accedere al luogo dell’illuminazione spirituale. Attraverso il bagno santo, l’immersione in un ruscello battesimale, inizia il viaggio di Cappuccetto Rosso nel Paradiso. La sua guida è San Francesco d’Assisi, il “poverello” giullare di Dio, che ama ogni essere del creato: in un rapporto di continui rincorrersi e cercarsi il viaggio prosegue tra sogno e finzione, tra citazioni bibliche e riferimenti danteschi, tra elementi del racconto popolare e suggestioni colte.

CONSEGNACI, BAMBINA, I TUOI OCCHI
da La Ballata di Cappuccetto Rosso di Federico García Lorca
Creazione | Maria Federica Maestri e Francesco Pititto
Traduzione | drammaturgia | imagoturgia | Francesco Pititto
Installazione scenica | regia | costumi | Maria Federica Maestri
Musica originale | Robin Rimbaud / Scanner
Interpreti | Barbara Voghera, Valentina Barbarini, Giuseppe Barigazzi
Produzione | Lenz Fondazione

Si ringraziano la Comunidad de Herederos de Federico García Lorca per la concessione dei diritti d’autore e Ugo Guanda Editore

– Stanze in fondo
di Massimo Marino, LaDifferenza_24 novembre 2008
(…) Ci sono giocattoli, fiori di plastica, apparizioni attraverso fughe di stanze, croci indossate per un cammino di liberazione che assomiglia a una passione dalla protagonista, piccola, inerme, dalla voce densa come miele, piena di tremori e piccole sicurezze, con il calore vibrante e un po’ rauco di chi sa, nonostante la paura, dove andare. Tra i santi abbandonati, in trionfi di panini, con le mandibole in eterno movimento, c’è il mangia-sempre-tutto San Trippone (San Apapucio Pappagorgia nell’originale). E ci sono anche dèi pagani, come Eros, che ferisce a morte Caperucita. Solo una vecchia Madonna, interpretata da Francesco, lupo amoroso e feroce nei panni sadomaso di una giovane bagascia, potrà medicarla, precipitandola, tremante ancora di quella bestia fuggente che è amore, nel bosco dell’incubo iniziale. Mentre le parole del poeta parlano dei sogni che non devono morire e affidano la custodia di questa campionessa dell’immaginazione e di una fanciullezza minacciata e svanita a una lepre e a un lupo (ancora), la fantasia degli autori, più perfidamente, ci insinua l’idea che nessuna consolazione sia possibile in quella foresta insidiosa, mortale, che è la vita. (…)
http://www.differenza.org/articolo.asp?sezione=archivio&ID=389