CANCIONES DEL ALMA

Dopo Fábrica Negra continua l’investigazione sul sentiero obscuro di Juan de la Cruz – 1542/1591 – sulla “conoscenza sperimentale di Dio”, come la definisce Giorgio Agamben. L’esperienza della nudità e del vuoto, dell’oscurità e del divino praticate dall’attrice di Fábrica si sviluppa nel tempo teatrale maturo di Canciones del alma, spazio temporale estraneo al tempo reale che, in uno spazio di rappresentazione ristretto, costringe l’attrice a mutazioni continue. I temi della maturità e del divenire impongono autorevolezza nell’organizzazione della fabbrica del corpo – così come in quella dell’Universo, scriverebbe Calderón – e, soprattutto nell’organizzazione dell’anima contenuta al suo interno, liberata in canzoni poetico-mistiche che sondano incessantemente l’invisibile.

Coplas sopra un’estasi di alta contemplazione.
Cantare dell’anima che si rallegra di conoscere Dio con la fede.
Glosa al divino.

Vivo senza vivere in me,
e così spero,
que muero porque no muero.
In me io non vivo già,
e senza Dio vivere non posso;
perché senza lui e senza me resto,
questo vivere, cosa sarà?
Mille morti mi troverà,
perché la mia stessa vita spero,
muriendo porque no muero.

 

da Juan de La Cruz
Mise en parole e drammaturgia | Francesco Pititto
Regia | Francesco Pititto
Interprete | Sandra Soncini
Produzione | Lenz Fondazione
Durata |30 minuti

Corpo squassante e squassato, posseduto dal furore mistico. È quello della straordinaria attrice-performer Sandra Soncini, un corpo coreografico che, piantato a terra, possiede la leggerezza e la gravezza di una presenza tumultuosa anelante al divino. Si muove in equilibrio sulla lunga striscia bianca disegnata sul pavimento e illuminata da un taglio di luce lineare. È prima accovacciata in una figurazione che ricorda le forme pittoriche di Bacon, poi si rivela disarticolando mani e membra, alzandosi lentamente, a scatti, muovendosi in una danza frenetica con spasmi muscolari che tradiscono quella tensione del corpo verso l’estasi.

Giuseppe Distefano, Artribune, 26 aprile 2015

 

Nei magnifici versi di Juan de La Cruz si va esprimendo il tentativo di raggiungere Dio, una tensione che mescola esigenze contemplative e profondamente reali in un’ansia ascetica che si carica di sensualità.

Valeria Ottolenghi, Gazzetta di Parma, 4 dicembre 2017