SCARPETTE ROSSE

NOTA SU “SCARPETTE ROSSE”
Nello spazio scenico di “Scarpette rosse” la funzione sacra della croce si fonde con la dimensione intimistica della camera in un rapporto di trasparenza diamorfica in cui la vanitas di Karen svela la sua inevitabile natura penitenziale. Nella sua via crucis, cammino-calvario drammatico, Karen attraversa sei camere di duplice capacità peccaminosa e remissoria, calzando la doppia lingua del flagello, il legno e il sangue. Sigillata la bocca, il verbo del piacere è solo pensiero, e la bellezza del suo loto d’oro genetico – piccola Lolita di Nanchino – inebria e confonde i pudori di uomini e donne senza più desideri. Orfanella destinata al risorto appetito di vecchie signore, fanciulli no effeminato per le misure emozionali di calzolai eleganti, ragazzina pronta a ricevere il tocco lubrico e cattivo di soldati deformi, Karen evoca la vertigo di passioni mute nascoste oltre la porta del cielo morale. Colpisce e distorce la sacralità dei sacramenti intonando la veglia funebre del pudore per le madri agonizzanti e innalzando a mistero eucaristico la sua minuscola rossa fede peccaminosa. Mutato il piacere in pena, risveglia in sé la passione di pietà e perdono, trasfondendo nel finale della morte la grazia della punizione in estasi di angeliche bionde penitenze.

TEMA_LA CROCE E LA CAMERA
NE EVACUETUR CRUX CHRISTI_AFFINCHE’ NON SIA RESA VANA LA CROCE DI
CRISTO.
BLAISE PASCAL

POCO DOPO ELLA GLI FECE ATTRAVERSARE UN GRANDE ARCO DI PIETRA: SULLA VOLTA PAO-YÜ LESSE QUESTA ISCRIZIONE: “REGNO ILLUSORIO DEL GRANDE VUOTO”; E SUI PILASTRI A DESTRA E A SINISTRA: “DALL’APPARIRE L’ESSERE, DALL’ESSERE L’APPARIRE; DAL NULLA VIENE L’UNO, DALL’UNO VIENE IL NULLA.
TS’AO HSÜEH-CH’IN

SVOLGIMENTO_LIGNEA TRASPARE LA MIA PENA ROSSA
LA VANAGLORIA. L’ammirazione guasta ogni cosa sin dall’infanzia: “oh, com’è ben detto! come ha fatto bene! quant’è giudizioso!” ecc. I fanciulli di Port_Royal, ai quali si ricusa questo pungolo di emulazione e di vanagloria, cadono
nell’indolenza.
BLAISE PASCAL

CAPACITÁ E VOLUMI PENITENZIALI:
N. 1 CAMERA DELLA FOLLIA AMOROSA
N. 2 CAMERA DELLA GELOSIA
N. 3 CAMERA DELLE LACRIME MATTUTINE N. 4 CAMERA DEI SOSPIRI NOTTURNI
N. 5 CAMERA DELL’AFFANNO DI PRIMAVERA N. 6 CAMERA DELL’ AFFLIZIONE AUTUNNALE
N. 6 CAMERA DELL’AFFIZIONE AUTUNNALE

APOCALlSSE_6,15 I sette sigilli
6. Quando l’agnello aprì il primo dei sette sigilli, udii in visione il primo dei quattro viventi dire come con voce di tuono: “Vieni!”
SALMI 109 Sdlmo del mdestro dei cantori di DavÍd
Dio del miei canti non stare muto/ una bocca malefica è aperta contro di me/ una doppia lingua mi parla.

LE APOCALISSI GNOSTICHE_CODICE V, 17,19 – 24,9
Essi la posero alla porta del quarto cielo. E gli angeli la frustavano. L’anima parlò dicendo: “Che peccato ho commesso nel mondo?”

CARL THEODOR DREYER_ DIES IRAE, 1943 ROBERT BRESSON_MOUCHETTE, 1967
KENJI MIZOGUCHY_LA VITA DI O-HARU, 1952 STANLEY KUBRICK_LOLITA, 1962

L’ATTORE DAN<IL PIEDE DEL FIORE DI LOTO’
Uno dei ruoli nel teatro cinese era quello dan, ovvero quello degli attori che interpretavano i personaggi femminili. Nel 1777 infatti, per ordine imperiale, era stato vietato alle donne di recitare assieme agli uomini, un divieto che permase fino al Novecento. Dovendo comportarsi come le donne, questi attori ricevevano un insegnamento particolare. La prima cosa riguardava l’educazione della voce, dovevano recitare e cantare in falsetto (la “falsa voce”, jiasangxi), con tono sottile e un po’ acuto; dovevano quindi imparare a muovere le mani con delicatezza, a sorridere a “bocciolo di rosa” (yingtao xiaozui) e via di seguito. Tuttavia la cosa più penosa per i giovani (si trattava sempre di bambini o adolescenti) che interpretavano ruoli dan era il camminare. Alle donne cinesi di rango venivano in genere storpiati e fasciati i piedi per renderli più piccoli, fino a misurare sette o otto centimetri.La deformazione, che iniziava in età infantile, consisteva nel ripiegamento di quattro dita all’indietro, sotto la pianta del piede, lasciando sporgere solo l’alluce. L’uso, che risaliva all’epoca Song (960-1279) si voleva dettato da canoni di bellezza e di erotismo. Le dame cinesi camminavano pertanto sempre in modo insicuro, a piccoli passi, ondeggiando e spesso sostenute: alto era il loro prezzo nei contratti di nozze combinate se possedevano i piedini detti “fiori di loto” (sancun jinlian). L’imitazione delle donne portò dunque l’attore a camminare su degli speciali zoccoli o “piedi” di legno (qiaoxie) che tenevano l’estremità in verticale, quasi sulla punta: in tale posizione i piedi venivano fasciati e infilati in minuscole scarpine. L’insolita andatura creava deformazioni alla spina dorsale e al bacino. Naturalmente l’impiego di attori dan, che erano generalmente ragazzini graziosi ed effeminati, favorì la diffusione dell’omosessualità e della prostituzione che, grazie all’uso dell’oppio, provocarono episodi scandalistici, a volte anche di sangue, per gelosia o tradimento.

SCARPETTE ROSSE

DE R0DE SKO_THE RED SHOES
from De rede Sko by Hans Christian Andersen

testo | imagoturgia || Francesco Pititto
regia || Maria Federica Maestri
scene | costumi | elementi visivi || Maria Federica Maestri
musica || Andrea Azzali
interpreti || Sara Monferdini | Matteo Ramponi |Elisa Orlandini | Sandra Soncìni
disegno luci || Rocco Giansante
realizzazione costumi || Manuela Barigazzi
produzione || Lenz Rifrazioni
première || Lenz Rifrazioni
durata || 70 minuti
Produzione inclusa nella Hans Cristian Andersen 2005 Foundation’s Celebrations

Lo spettacolo è stato presentato al Festival Internazionale Natura Dèi Teatri, Parma