LA VIDA ES SUEÑO

Progetto installativo realizzato negli spazi monumentali del Complesso della Pilotta di Parma suddiviso in tre anni:

2018  Il Grande Teatro del Mondo
auto sacramental di Calderón de la Barca

2019  La Vida es sueño
auto sacramental di Calderón de la Barca

2020  La Vita è sogno
dramma teologico-filosofico di Calderón de la Barca

Progetto per Parma Capitale della Cultura 2020
Nell’auto sacramental l’uomo, che è stato definito “una sintesi della storia teologica dell’umanità” (Valbuena Prat), caduto per il peccato originale, è ripristinato nel suo rango sovrano per mezzo della Redenzione; il “sogno della vita” è qui il sogno del peccato, e la teologia conferma, a ben più alto livello, la filosofia”. Il Potere, la Sapienza, l’Amore, l’Ombra, la Luce, il Principe delle tenebre, l’Uomo, la Terra, l’Aria, il Fuoco, l’Acqua, l’Intendimento, l’Arbitrio e la Musica: queste le PERSONAS dell’auto sacramental.

Note a La vida es sueño, auto sacramental allegorico.

“L’atto finale è la costruzione della tavola di Dio/Autore con una fila di casse in legno che taglia per lungo la cavea. Il Re adesso “conta” meno del Povero, ma la speranza cristiana di Calderón de la Barca nelle mani di Francesco Pititto e Maria Federica Maestri suona in battere, non in levare, è un diminuendo inesorabile. La tavola è imbandita di niente, gli ammessi mangiano in ginocchio un pane inesistente. Non c’è remissione dei peccati, salvezza o redenzione. Quasi trasfigurati, si dileguano tutti come ombre nella notte che avanza.”

         Così Matteo Brighenti sulla rivista Doppiozero.

Le allegorie escono di scena e anche il Dio/Autore se ne va. Così termina l’auto sacramental “Il Grande Teatro del Mondo” rappresentato dentro il più grande teatro barocco del mondo, il Teatro Farnese di Parma. Lì, in quel mondo enciclopedico, erano arrivati gli attori scelti dall’Autore/Dio e, da un’altra parte di quel globo del sapere umano che è il Complesso Monumentale della Pilotta, ritornerà Dio in veste di Potere, ad iniziare un nuovo atto sacro: la creazione dell’Uomo. La Galleria Nazionale, ala Nord, uno spazio del grande edificio abitato da maestosi dipinti, una sala di rifrazioni storiche e artistiche. Qui abiteranno le nuove allegorie, simboli della Natura, del Divino e del teatro dell’Uomo.

         E l’Autore/Dio: “Tu che sei, in continua guerra, /mostro di fuoco e aria, di acqua e terra./Tu che sempre diverso,/sei la fabbrica felice dell’universo_”, così diceva rivolgendosi al Mondo del Gran Teatro e così interromperà la disputa tra gli Elementi in questo secondo auto sacramental: “Se nemici io non vi voglio,/non vi voglio neanche amici./Da un lato uguali e dall’altro opposti./Vi tenga l’amore quando vi separa l’odio.” Di pace ha bisogno il Potere/Dio per  “togliere dal carcere del non essere/questo essere, figlio occulto/che già ideato dalla mente mia,/e dalla terra partorito,/ha da essere vostro principe.” cioè l’Uomo.

L’Uomo e il suo tempo, dalla culla alla tomba. E’ in questa parentesi temporale che la vita può essere sogno o il sogno la vita, e nel tempo dell’esistenza entrano in gioco le altre figure a determinarne i labirinti, le sospensioni, le accelerazioni, le vittorie e le sconfitte: la Sapienza, l’Amore, l’Intelletto e l’Arbitrio, poi la Luce dove ci sarà Ombra e il Diavolo, Lucifero, il Principe delle Tenebre.

Dalla Culla alla Tomba, dall’infanzia alla vecchiaia, dal liscio allo striato, rughe del corpo e del cervello, dall’illusione del sogno al disinganno della vita, che vive comunque di sogni e illusioni. Il tempo è quello, ma il tempo è di ognuno, sempre diverso e sempre uguale e, in ogni caso a scadenza. Il tempo non esiste, ma per l’essere mortale prima o poi finisce.

L’Uomo che cerca l’immortalità è destinato a disilludersi: “-Sono io/quello che si vede qui?/Non avevo mai visto i miei occhi,/le labbra,/come io son fatto./Che fabbrica magnifica che sono io!/La creatura più perfetta.” E sempre l’Uomo, che vuole cibarsi all’Albero della Vita e della Conoscenza, deve fare attenzione a non sentirsi Dio, immortale e uguale a lui in un sogno che è destinato a dissolversi nel buio.

“_Ay de mí,/l’Universo ho lasciato nello scuro./Arbitrio dove sei?” si lamenta al risveglio dall’illusione, pensando di aver sognato e, toccandosi, guardando il nuovo mondo che è uguale al buco dov’era la sua culla, nudo, di nuovo incatenato “tra le braccia della Colpa”. Tornato dov’era sempre stato, nella culla che è anche la sua tomba, la porta dalla quale era entrato e la porta da cui, prima o dopo uscirà, nel tempo di una rappresentazione che assomiglia alla vita.

Dopo l’auto sacramental (1673), scritto successivamente al dramma filosofico-teologico (1635) ne “La Vita è Sogno”, l’opera capolavoro più conosciuta di Pedro Calderón de la Barca, l’Uomo porterà il nome di Segismundo che, con il suo coetaneo Amleto, porrà le fondamenta per una drammaturgia secolare che si spingerà fino a noi, al nostro mondo di adesso. L’Uomo avrà, con Segismundo, una biografia, una storia personale tracciata dalle stelle e dal Destino, la possibilità di conformarsi alle regole del Potere o tornare nella Torre dov’è dall’infanzia imprigionato, nel corpo e nella mente, in attesa che qualcosa o qualcuno lo liberi : “-Io sogno che sto qui/In questa prigione incatenato/E sognai che in un altro stato/Più piacevole mi ero visto./Cos’è la vita? Una frenesia./Cos’è la vita? Una illusione,/un’ombra, una finzione,/e il bene più grande è piccolo,/ché tutta la vita è sogno,/e i sogni sogni sono.”

Uomo e Segismundo, auto sacramental e dramma, vita e sogno in dipinti differenti, titolo uguale per lo stesso Mondo.

LA VIDA ES SUEÑO
auto sacramental
Videoinstallazione + performance
Da Calderón de la Barca
Testo e imagoturgia | Francesco Pititto
Installazione, costumi e regia | Maria Federica Maestri
Musica | Claudio Rocchetti
Performer | Ensemble Lenz Fondazione
Progetto site-specific per il Complesso Monumentale della Pilotta di Parma
Cura | Elena Sorbi
Organizzazione | Ilaria Stocchi
Assistente di produzione | Loredana Scianna
Ufficio stampa e comunicazione | Michele Pascarella
Cura tecnica | Alice Scartapacchio
Produzione | Lenz Fondazione

Testo