HAMLET SOLO

The multiple dramatic rewrites of Hamlet have become a fundamental place for Lenz’s theatrical research, thanks to the long and deep artistic experience with ‘sensible’ actors that began more than ten years ago. Following the shows at the Rocca dei Rossi di San Secondo (2010), at Reggia di Colorno (2011), and at the Teatro Farnese in Parma (2012), Hamlet, directed by Maria Federica Maestri and Francesco Pititto, takes yet another theatrical form, transposing the work’s monumental artistry in a new synthesis of powerful emotional density. Lenz’s Hamlets are listed on MIT’s website, Global Shakespeares – MIT – Massachusetts Institute of Technology.

The protagonist of this new tragic portrayal of human existence is Barbara Voghera, a sensible actress and an historic protagonist of the various editions of Hamlet since 1999. She’s therefore no longer an interpreter of the work, but holds a body of painful poetry and imperfect beauty, capable of incarnating Shakespearian words in an exponential oscillation between losing and finding reason.

In this new Hamlet Solo, dramatic devices are explicated, revealing Hamlet’s orphan nature and his absolute and inevitable scenic and existential solitude; cutting a breathless swath through the text, the actress implodes within the other characters, the only ‘living’ instrument in a score of spectres. The dialogues between Horatio, the Queen, the Father’s Ghost, Guild and Rose, the Actors, the Undertakers, and King Claudius become reshaped into the only possible heroic duel, that between the actor and himself.

Biographic notes upon Barbara Voghera
She was born in 1973, in Parma, affected by Down Syndrome. At the age of 23, she began to follow dance lessons, where she learned movement techniques. Since 1997 she attends theatrical workshops for people with intellectual disabilities, directed by Lenz (Pratiche di Teatro Sociale).
In 1999 she began her professional career by taking on the protagonist’s role in Ham-let, a show which was held at the most important festivals and theatrical exhibitions, among which were the Festival del Teatro d’Europa del Piccolo Teatro di Milano.
She continued her artistic pursuits by participating with her company’s most important productions, such as the trilogy dedicated to Goethe’s Faust (2000-2002), and Pedro Calderón’s de la Barca’s Life is a dream in the role of Clarino (2003), an interpretation which was studied in a seminary as part of the Festival di Almagro, the most important Spanish Baroque Theatre festival.
She was protagonist in Snow White and Tom Thumb in the Grimm Project (2001-2002), visionary productions presented on tour in the European capitals of culture, Lille, Madrid, Vigo, Olot, Arles, Evry, Roma, Padova, Milano. She was in the cast of Portraits, a show presented as part of the manifestations organized by Genova 2004 Capitale Europea della Cultura. She’s been an assistant in Lenz Rifrazioni’s workshops since 2005, Pratiche di Teatro and Pratiche di Teatro Sociale.
She was in Shakespears Geist in 2006, by Jakob Lenz. She was in Hecuba during the performative cycle Radical Change in 2007, and in 2008 she was the protagonist in Give us, little girl, your eyes a show inspired by the work of Garcia Lorca Caperucita Roja, held in the magnificent space of Reggia di Colorno. She was among the cast of Ovid’s Exilium in 2009, and in 2011 she was a performer in Isle of Dogs, meanwhile she played the role of the Sibilla Cumana during the long cycle dedicated to Virgil’s Eneide (Aeneis #6 Carni arrostite).
She was again protagonist of Hamlet, a great production of Shakespearian work, created in collaboration with the Department of Mental Health of the Ausl in Parma at the Rocca di San Secondo Parmense (2010), at Reggia di Colorno (2011), at Teatro Farnese and in the Palazzo della Pilotta Galleria Nazionale (2012). In 2013 she played don Abbondio in the retelling of Manzoni’s I Promessi Sposi, and now she is the protagonist of Hamlet Solo, an extraordinary dramathurgical, performative, and visual synthesis of Shakespearian masterwork. In 2014 she was the Fool in the creation Verdi King Lear | The Never Ending Opera , music by Robin Rimbaud aka Scanner. She was the subject of a thesis in 2015, “Barbara Voghera, sensitive actress. Lenz’s meeting with mental disorder”, at the Università degli Studi di Parma – Department of Letters, Arts, History and Society – Degree in Fine Arts and Performance.


Creation | Francesco Pititto, Maria Federica Maestri
Translation, Dramaturgy and Imagoturgy | Francesco Pititto
Director, Installation and Costumes | Maria Federica Maestri
Music | Andrea Azzali
Interpreter | Barbara Voghera
Actors in video
Liliana Bertè | Franck Berzieri | Guglielmo Gazzelli | Paolo Maccini | Vincenzo Salemi | Elena Varoli
Curator | Elena Sorbi
Organization | Ilaria Stocchi
Communication | Valeria Borelli
Light design | Alice Scartapacchio
Duration | 50′
Production | Lenz Foundation

Toccante “Hamlet Solo”: Lenz incontra la classicità
di Mariacristina Maggi, Gazzetta di Parma, 29 settembre 2014
Nessuna finzione, nessuna retorica, ma un incontro emozionale con la contemporaneità e con se stessi la prima tranche di “Lenz e la Classicità” nella splendida cornice del Palazzo Ducale: nobile iniziativa dedicata al linguaggio artistico contemporaneo e la classicità all’interno del più ampio progetto Lenz Habitat Pubblico Autunno 2014. Un bel regalo per i parmigiani che nei giorni scorsi hanno avuto la possibilità di visitare le sale affrescate del palazzo del Giardino (eccezionalmente aperto per l’occasione) attraverso la vita e il respiro di “Hamlet Solo”, toccante performance diretta da Maria Federica Maestri con una bravissima Barbara Voghera, attrice sensibile che con profonda verità ha incarnato la dolorosa poesia delle parole shakespeariane (frammenti dell’opera recentemente applaudita al Teatro Farnese). Palpabile l’emozione dei numerosi spattatori che hanno partecipato al più grande affresco tragico sull’esistenza umana in un percorso itinerante all’interno di uno straordinario museo nascosto, condividendo con il principe Amleto , l’Amleto che è dentro ciascuno di noi, il senso di abbandono e solitudine; percorrendo insieme alla commovente ‘interprete di autenticità’ un’oscillazione esponenziale tra perdita e ritrovamento del senso. E tutta la ‘storia’ di cui non possiamo fare a meno, tutta la classicità da cui proveniamo – la rara bellezza delle sale degli Uccelli, del Bacio, Erminia, degli Amori di Giove – si sono sapientemente vestite di contemporaneità grazie alle videoinstallazioni e imagoturgia di Francesco Pititto ispirate alla classicità (Virgilio, Ovidio, Shakespeare): vere e proprie rifrazioni di grande forza e suggestione. Così come intensa e ricca di atmosfera la bella musica di Andrea Azzali. Chapeau ad un’associazione culturale – Lenz Rifrazioni – portata avanti con tenacia, intelligenza e spessore culturale dai bravi Maestri e Pititto capaci di coltivare innovazione e amore per la propria città: e questo è indubbiamente un sentito e bellissimo omaggio alla nostra piccola capitale.

Natura Dèi Teatri: quello che rimane
di Michele Pascarella, Gagarin Orbite Culturali, 5 dicembre 2013
Ora si vorrebbe brevemente accennare all’ultimo titolo citato qui, Hamlet Solo, spettacolo ricolmo di salutari inquietudini e di durevoli domande. Barbara Voghera, storica attrice sensibile del gruppo, dà carne e voce con intensità e sapienza a quell’Amleto che da molti anni, e in modi diversi, occupa gli artisti di Lenz Rifrazioni. Le caratteristiche immediatamente evidenti della protagonista (la sindrome di Down e un’indiscutibile maestria teatrale) realizzano con perturbante precisione quel «dispositivo drammatico che rivela la natura orfana di Amleto, la sua inevitabile e assoluta solitudine scenica ed esistenziale»: questo è un compiutamente enigmatico spettacolo sulla “oneness”, direbbero gli anglofoni, termine che rimanda al contempo alla solitudine e all’interezza, all’unità. Hamlet Solo (nomen omen) abita uno spazio con pochi oggetti necessari e, sul fondo, una grande proiezione: memorie di precedenti attraversamenti shakespeariani, una «partitura visiva di spettri», appunto. Le ultime parole pronunciate in scena (per la traduzione e drammaturgia di Francesco Pititto) condensano le molte tensioni che attraversano questo lavoro potentissimo e commovente (in senso etimologico, non certo sentimentale): «Io qui, o io non qui, … / meglio che stia a soffrire i colpi tuoi, Fortuna / o difendermi / contro il mare dei tuoi colpi vigliacchi / e così, finire. / Morire, dormire… / e poi il niente, / e solo così piantarla con il cuore crepàto / e i mille colpi che la Natura riserva alla carne… Morire, dormire … / e per caso sognare. / Ah, questo è il problema, / quali sogni se appena risolti / sono i nodi mortali? / E se i sogni partorissero nodi? / Ecco perché si continua, senza fortuna. / Chi sopporterebbe il consumarsi dei giorni, l’inutilità del buonumore, / il successo dei mediocri, / i figli senza padri né madri / se potesse saldare il conto / con una ruvida punta? / Chi si porterebbe addosso il carico della vita / se non ci fosse già la paura addosso, / di quel che non c’è… non si sa / e di quel niente / che nessuno ha mai portato indietro? / Questa coscienza ci fa pazienti, / caro mio / mentre la vita si riprende / anche il tuo ultimo gesto».

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